Sui profughi un’inchiesta

per fare chiarezza

Bando al populismo, alle facili equazioni e alla strumentalizzazione politica, sempre dietro l’angolo. L’inchiesta sulla gestione dell’accoglienza dei migranti in provincia di Como ha un solo scopo: verificare in che modo vengono spesi 18 milioni di euro di soldi pubblici. Punto. Un’indagine giornalistica che raccoglie storie, dati, le parole dei protagonisti e che è aperta - come sempre accade su questo giornale - a tutte le voci “informate sui fatti”. Ovvero a tutti coloro che abbiano qualcosa da dire, a ragion veduta, su un tema sicuramente delicato. Delicato perché mai come su questo tema i nervi sono scoperti e il filo sul quale si cammina è incredibilmente sottile. Sotto questo filo si sommano luoghi comuni, pregiudizi, interessi.

L’Italia, com’è noto, si è trovata in questi anni ad affrontare un esodo da zone teatro di guerra o di persecuzioni o di violenze o più semplicemente di povertà neppure immaginabili che si è trasformata presto in un’emergenza umanitaria. Il tutto mentre il resto dell’Europa - la vicenda Brennero insegna - si chiudeva a riccio sui propri interessi ed egoismi, lasciando il nostro Paese da solo o quasi a gestire l’esodo.

Come spesso accade, ogni emergenza porta con sé misure straordinarie. E le misure straordinarie - soprattutto in un Paese come il nostro (terremoto dell’Abruzzo, ma non solo, insegna) - sono per i cultori del malaffare come il miele per le api. Ecco che, allora, una parola diventa essenziale: trasparenza. L’ha chiesta sul quotidiano di ieri l’assessore ai servizi sociali Bruno Magatti, che ha sollecitato le realtà che si occupano di accoglienza sul nostro territorio a rendicontare con grande precisione come vengono spesi i 34 euro circa al giorno per migrante che ricevono dallo Stato.

Oggi - lo potete leggere in cronaca - il prefetto Bruno Corda assicura che i controlli ci sono e che il confronto con le associazioni e le cooperative a cui è affidato il delicato compito di ospitare i profughi è costante e trasparente.

L’impegno della Prefettura, sul tema, non è in dubbio. Lo dimostrano i continui appelli e incontri con i sindaci del Comasco (molti dei quali hanno sempre risposto “picche” alla richiesta di aiuto) così come le stesse parole di Bruno Corda che su integrazione e responsabilità dei migranti stessi ha le idee molto chiare. Eppure le storie raccolte tra i ragazzi ospitati in alcuni centri o in talune case trasformate in “micro” centri di accoglienza lasciano aperta la domanda: davvero i soldi ricevuti dallo Stato vengono tutti quanti usati per gli scopi previsti dal capitolato? Non c’è una tendenza al “risparmio” per aumentare la voce “guadagni”? Oggi una di quelle realtà che si occupa di accoglienza, la Caritas con la sua cooperativa Simploké, apre le porte e racconta come vengono spesi i fondi e rivela che i 34 euro al giorno bastano addirittura per creare una sorta di “tesoretto” per i profughi quando dovranno lasciare il centro. Ora tocca agli altri raccontare. Le porte del giornale sono aperte

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