Arnaldo del Corazziere: addio al ristoratore che guardava lontano

Merone: lutto in paese per la scomparsa di Camesasca. Aveva trasformato una piccola trattoria lungo il Lambro in un locale di successo, frequentato da Gianni Brera e tanti sportivi

Ieri mattina se n’è andato Armando Camesasca, per infinita schiera di amici buongustai, l’ “Arnaldo del Corazziere”, di cui Gianni Brera raccontò essere il “Re della pacciata” in un simpatico articolo del “Guerin Sportivo”. Per decenni si è “attavolata” nel suo bel ristorante affacciato su Lambro, a Baggero di Merone, una folla di gaudenti, molti dei quali certamente oggi lo piangono ricordandolo con affetto assieme alle sue squisite sue pietanze.

Aveva novant’anni e da qualche anno aveva abbandonato per motivi di salute quel grande e importante regno creato in pochi decenni, durante i quali una piccola trattoria in riva al Lambro, dove si friggevano le alborelle, è diventata prima un grande ristorante di successo, al quale si è aggiunto poi un albergo “quattro stelle” con ottanta camere, in un ambiente rallegrato dallo scorrere del Lambro tra il verde di maestose essenze, un luogo amato in particolare dai giapponesi. Ora il timone è nelle mani del figlio Andrea, personaggio assai attivo nel mondo imprenditoriale legato al turismo, a quello alberghiero e alla ristorazione, nonché alla figlia Arcella e alla moglie Mariuccia

Come è noto il nome “Corazziere” è stato scelto per ricordare il padre Giuseppe che fu davvero corazziere a Roma, dove si distinse partecipando a un’azione in difesa del re Vittorio Emanuele III, obiettivo di un attentato. E fu così che “Corazziere” fu il nome dell’osteria che papà Giuseppe, una volta congedato, lasciò la sua Monza per aprire un ritrovo per il piacere culinario dei pescatori in riva al Lambro, a Baggero di Merone. Erano gli anni tra le due guerre.

Arnaldo entrò in scena come ristoratore, subito dopo l’ultima guerra dopo che negli anni giovanili fu, come ricordava sempre lui, “un po’ troppo vivace”, buttandosi prima nel pugilato senza però un pizzicco di gloria (...) Erano gli anni del “boom” e Arnaldo che aveva l’occhio lungo, trasformò l’osteria in riva al fiume in un grande, accogliente ristorante. Soprattutto però si impratichì parecchio non solo nella ristorazione, ma anche nella cultura dei vini. Creò una cantina con tutti i più importanti vini francesi, italiani, i liquori di tutto il mondo. Per giungere in cantina si passava tra una sfilata infinita di prosciutti di San Daniele, di culatelli, di forme di grana: tutta roba di gran pregio. Questo era il suo segreto: «Per cucinare con classe deve aver i prodotti migliori, di grande qualità». Conosce i pesci come forse nessun altro. Era pure un grande intenditore delle carni bovine che sapeva scegliere con destrezza per cucinare la sua famosa “tagliata”, piatto tipico del “Corazziere”. Consigliava l’abbinamento della pietanza con il vino da una posizione di grande e apprezzato esperto. Ricevette tanti premi.

Era “Cavaliere dell’Amarone”, “Cavaliere ufficiale della Champagne”. Era “sommelier”. Fu premiato con la “Rosa Camuna. Ottenne altri “millanta” riconoscimenti. Fu protagonista anche nell’associazione della “Padellina d’Oro”.

Oltre a Gianni Brera, dell’Arnaldo hanno scritto memorabili articoli Arturo della Torre, Bruno Pizzul, Stella Donati, Franco Soldaini, di cui era grande amico. Suoi frequentatori sono stati anche grandi personaggi politici tra cui il ministro Mario Martinelli, che volle concludere la sua missione politica con una cena tra amici al “Corazziere”. Ricordava spesso, Arnaldo, che il ministro Martinelli una volta lo aveva portato a Roma in elicottero e gli fece visitare la Camera, il Senato e il Quirinale. Aveva amici anche nello sport, come Moser e Gimondi e il puglie Garbelli con cui , “tanti ann indré” si era incontrato sul ring. «Meglio non rammentare come finì», ricordava. Arnaldo, un po’ simpaticamente timido, sapeva spesso sorridere, rallegrando la schiera di amici intorno a lui. Quanti bei ricordi gaudiosi, caro amico Arnaldo.

Le esequie si terranno domani mattina (sabato) alle 10 nella chiesa parrocchiale di Lambrugo.

Emilio Magni

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