Canzo, il mondo di Lo Curto
in mostra a Villa Meda
«Reperti degni dei grandi musei»

Inaugurata la donazione del medico al Comune . Esposti trecento cimeli raccolti in tutti i continenti

Canzo, il mondo di Lo Curto in mostra a Villa Meda «Reperti degni dei grandi musei»
Una delle stanze di Villa Meda arricchita con i ricordi delle mille missioni del dottor Lo Curto
(Foto di Bartesaghi)

Il mondo di Aldo Lo Curto è ora protagonista a Canzo attraverso la condivisione di immagini, di storie, di materiali e sensazioni.

Il medico missionario si è simbolicamente ricongiunto con il suo paese dopo la miriade di viaggi per portare conforto a popolazioni in difficoltà in diversi continenti. Ora la sua storia, ma volendo soprattutto la storia di diverse tribù, ha uno spazio speciale anche in Villa Meda a Canzo con oltre trecento oggetti: dalle maschere alle armi agli strumenti musicali.

Domenica 15 maggio c’è stata l’inaugurazione della mostra etnica permanente allestita in tre sale e realizzata grazie alla donazione che Lo Curto ha voluto fare al Comune

«Questi oggetti spesso mi sono stati donati da indigeni malati per riconoscenza dopo le mie cure: potrei dire che ogni oggetto mi ricorda il viso sofferente di quel malato, di quella etnia, di quel villaggio», racconta il medico.

«È un mostra da raccontare ai giovani e spero vengano a vederla in particolare le scuole di Canzo ma anche dei paesi vicini – ha aggiunto - Non sono io a dover dire come utilizzare questi spazi ma spero vengano tenuti vivi anche con conferenze e incontri. Ho raccolto la disponibilità di cinque volontari per garantirne l’apertura, poi ci sono io. In questa prima fase possono chiamare me che sono disponibile a raccontare la mostra, poi credo sia necessaria una riunione per pianificare il futuro. A questo allestimento lavoriamo dal 2018».

Il sindaco Giulio Nava ha rimarcato l’impegno di Lo Curto: «Un medico sempre dalla parte dei più deboli, un cittadino con la C maiuscola. È importante ripartire da questa mostra e dalla cultura che ha molto sofferto durante la pandemia. Un grazie a tutti volontari che hanno collaborato».

Il professor Antonio Aimi docente di civiltà precolombiane dell’Università degli studi di Milano ha raccontato come alcuni dei pezzi presenti siano unici: «Ci sono reperti che si possono trovare qui e in un paio di musei di antropologia al mondo, musei con milioni di visitatori. Questo grazie all’incredibile impegno di Lo Curto».

(Giovanni Cristiani)

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