Erba, mano nella mano dopo 15 mesi  Padre e figlio commossi a Ca’ Prina
Ferruccio Miotto stringe la mano a papà Angelo, 97 anni, nel primo incontro “in presenza” dopo 15 mesi

Erba, mano nella mano dopo 15 mesi

Padre e figlio commossi a Ca’ Prina

L’ex comandante dei pompieri Miotto ha incontrato papà Angelo senza barriere: «Una gioia»

Una stretta alla mano del papà, dopo 15 mesi di telefonate e incontri separati da una barriera in plexiglass.Lunedì 17 maggio Ca’ Prina ha riaperto alle visite in sicurezza dei parenti: il primo a entrare nella Rsa è stato Ferruccio Miotto, per tanti anni a capo del distaccamento erbese dei vigili del fuoco. Il padre Angelo, 97 anni, è l’autore del “Calicione” che per anni ha svettato in piazza Prepositurale.Ferruccio, già vaccinato, ha parlato con papà per trenta minuti, come previsto dal protocollo di sicurezza realizzato dalla casa di riposo e in vigore da ieri mattina. A Ca’ Prina si arriva con il “green pass” e si possono incontrare gli anziani che hanno sviluppato una buona quantità di anticorpi, saggiati con un test sierologico. «All’inizio papà era un po’ disorientato - racconta Ferruccio - era il primo incontro di persona dopo mesi di telefonate e visite separate da una barriera. Poi abbiamo cominciato a parlare, ci siamo stretti le mani e le braccia. È stato molto bello, spero di tornare presto all’epoca in cui andavo a prenderlo in stanza e lo accompagnavo in giardino con me». Angelo, racconta il figlio, è una persona serena, tranquilla e religiosa. «Questo lo ha aiutato a superare i mesi dell’isolamento, anche se non è stato facile. Leggeva, scriveva, ma arrivare alla fine della giornata era dura, ci sono stati momenti in cui non potevano uscire dalle stanze neanche per prendere una boccata d’aria. La casa di riposto ha preso precauzioni rigide, ma molto giuste: queste riaperture con tutti gli accorgimenti sono il giusto punto di equilibrio». Ferruccio ha sempre tenuto i contatti con papà, attraverso le telefonate e le visite “distanziate” dal plexiglass. «Ma non è la stessa cosa, dal vivo c’è un’intimità che consente di affrontare anche temi più personali. Spesso in questi lunghi mesi papà mi ha detto “poi ti racconterò, quando tutto sarà finito e potremo vederci”». Al prossimo incontro, Ferruccio porterà delle fotografie: «Così condivideremo un po’ di ricordi. Lui si informa sempre sulla vita all’esterno, mi chiede di salutare tutti i suoi conoscenti». La consapevolezza di essere in buone mani, quelle di Ca’ Prina, non è mai venuta meno. Ma la preoccupazione per salute del padre anziano, nei mesi più bui della pandemia, non è mancata. Presto altre persone potranno incontrare i familiari seguendo le indicazioni della casa di riposo (le regole sono sul sito http://www.giuseppinaprina.it).

(Luca Meneghel)


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