Erba, polemiche per il canile
Tensione tra gestori e Comune

Gli Amici del Randagio: «Abbiamo sempre fatto il nostro dovere». Il sindaco: «Recentemente qualcosa non ha funzionato»

Erba, polemiche per il canile Tensione tra gestori e Comune
Il canile municipale di Erba dal 1994 è gestito dagli Amici del Randagio
(Foto di Stefano Bartesaghi)

«Lavoriamo con grande professionalità. Non passi l’idea di una gestione approssimativa, inefficace e chiusa». Marco Folloni, responsabile del canile di via Manara per conto degli Amici del Randagio Onlus, guarda con favore all’arrivo di una nuova educatrice reclutata dal Comune, ma contesta l’analisi della situazione offerta da Palazzo Majnoni. A metà dicembre l’amministrazione ha annunciato di aver assunto l’educatrice cinofila Paola Muzzi a sostegno della struttura di via Manara. «Fino ad ora - si legge nel comunicato - la gestione del canile è stata affrontata con un approccio sanitario e protezionista. Vogliamo migliorare i servizi tanto per gli animali ospiti quanto per i cittadini: il canile deve preparare i cani all’adozione e promuovere le adozioni attraverso l’orientamento e il sostegno dell’adottante». Folloni guarda positivamente all’arrivo della nuova educatrice, «che collaborerà sotto la guida del responsabile del settore cinofilo della nostra associazione, Francesco Spreafico, e al fianco dei dipendenti, dei volontari e delle figure professionali già da tempo in forza in struttura al raggiungimento dei nostri obiettivi, tra i quali la crescente integrazione del canile nel tessuto sociale del territorio». Amici del Randagio gestisce il canile dal 1994. «In quasi trent’anni di attività - dice Folloni - abbiamo sempre ottemperato a quanto previsto dalle direttive e abbiamo sempre rispettato i singoli e i bisogni di specie (compatibilmente con le limitazioni della struttura ospitante che, a causa della carenza di spazi, spesso complica la realizzazione di molti progetti)». Inoltre, continua, «ci siamo confrontati con altre realtà e ci siamo emancipati dalla visione pietistica del canile quale luogo di dolore e abbandono, tendendo verso l’obiettivo di essere parte vitale del territorio e assumendo il ruolo di polo di riferimento per la cittadinanza in ambito cinofilo». Ecco perché quel riferimento a un approccio “sanitario e protezionista” è giudicato «inammissibile». Nessuno, garantisce il sindaco Veronica Airoldi, «mette in dubbio la buona fede e la passione dell’associazione. Ma recentemente qualcosa non ha funzionato, basti pensare al caso del cane adottato da una donna svizzera e poi fatto sopprimere; diversi cittadini, al di là delle restrizioni Covid, mi segnalano che frequentare il canile, partecipare, arrivare all’adozione è difficoltoso. L’arrivo della nuova educatrice può aiutare a capire se alcune pratiche possono essere corrette, rendendole più efficaci affinché i cani restino lì il meno possibile».

( Luca Meneghel)

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