La fuga da Rezzago
per salvare il duce
«Era tutto pronto»

È la tesi nel libro “Il gatto ha gli occhi verdi” scritto da Paolo Ceruti con le confidenze del partigiano Cecchi. Il 4 giugno la presentazione alla festa di Asso

La fuga da Rezzago per salvare il duce «Era tutto pronto»
Gioacchino Oleotti, il partigiano Cecchi, a sinistra, con un militare statunitense davanti al convalescenziario di Asso

E se Benito Mussolini invece di prendere la strada del lago e trovare la morte a Giulino di Mezzegra si fosse diretto verso Erba e poi da lì in Vallassina per prendere un aereo alleato verso la Svizzera?

Questa è la supposizione che esce dal libro di Antonio Allori “Il gatto ha gli occhi verdi”, che sarà presentato sabato 4 giugno alle 16 alla Festa del Libro di Asso.

Una opzione raccontata da Giancarlo Oleotti figlio del partigiano che salvò Asso dai bombardamenti Gioachino Oleotti detto Cecchi a capo del gruppo Canzo–Asso di Giustizia e Libertà capace di convincere le SS ad Asso a schierarsi con i partigiani al momento dell’insurrezione evitando il bombardamento del paese.

«Meriterebbe quantomeno gli venisse dedicata una via ad Asso per tutto quanto fatto durante la Seconda guerra mondiale per il territorio – spiega Paolo Ceruti autore del libro con lo pseudonimo Antonio Allori ottenuto dal suo secondo nome e dal cognome della mamma - Alla presentazione ci saranno i parenti di Oleotti. Chiederò venga intitolata una via al partigiano e spero di essere ascoltato dal sindaco Tiziano Aceti».

L’episodio meno noto è quello raccontato nel libro di Ceruti dal figlio Giancarlo Oleotti: «L’avvenimento più importante che avrebbe dovuto coinvolgere mio padre in realtà non avvenne - spiega Giancarlo Oleotti - Può sembrare un gioco di parole ma cosi non è. Mio padre, prima di morire, mi raccontò che nei fatidici giorni di aprile fu contattato. Avrebbe dovuto recarsi a Erba il mattino del 26 aprile per prelevare qualcuno da portare a Piazza Dorella, l’altura in zona Enco a Rezzago dove oggi sono stati sistemati i ripetitori televisivi. C’è un corto pianoro di non più di duecento metri con alla fine uno strapiombo. Lì si sarebbe dovuto trovare un piccolissimo aereo alleato, del tipo delle Cicogne tedesche, in grado di portare una persona oltre al pilota che sarebbe subito decollato. L’ok definitivo dell’operazione sarebbe venuto da Radio Londra con la trasmissione del messaggio in codice: “Il gatto ha gli occhi verdi”».

Riprende Oleotti nel libro: «La sera del 25 aprile il messaggio fu effettivamente trasmesso ma la mattina l’operazione fu sospesa. Mio padre si recò, comunque, in piazza Dorella, per avvisare il pilota, un americano che gli consegnò anche se oramai inutili, una divisa alleata e un basco blu con una bandierina italiana che, invece, di esser in verticale era, però, in orizzontale. Dopo la fine della guerra mio padre venne a sapere che il misterioso personaggio altri non era che Benito Mussolini e l’aereo si sarebbe dovuto dirigere verso la vicinissima Svizzera. Alle tre e mezza del 26 aprile il duce aveva sì lasciato Como, ma per dirigersi verso il lago con la corte di ministri e gerarchi verso un destino di morte».

Il libro presenta anche belle illustrazioni di Anna Patani ed è in vendita nelle edicole della zona a 23 euro.

(Giovanni Cristiani)

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