Lunedì 16 Novembre 2009

Mina <Facile>, la tigre sforna
il miglior lavoro degli ultimi anni

COMO L’album “natalizio” di Mina è una consuetudine antica quasi come la discografia, normalmente accolta con il plauso incondizionato della critica (dallo sdilinquimento di Mollica al Tg1 in giù) e dall’acquisto altrettanto acritico dei fan, sempre numerosissimi, dell’artista. Certo che negli ultimi tempi la signora Mazzini ce l’ha messa tutta per non farsi amare da chi, invece, ha le orecchie aperte, giudica caso per caso e non è disposto a bersi tutto. Sulla tua bocca lo dirò, per esempio, il disco di romanze d’opera risciacquate nell’ammorbidente, pubblicato nel febbraio scorso e lanciato con uno strombazzatissimo battage pubblicitario, compreso un millantato ritorno al Festival di Sanremo che, per un istante, ha fatto apparire Bonolis come un uomo capace di tutto, anche di vincere la ritrosia della tigre ritirata a Lugano. Trattavasi, invece, di sòla, come direbbe il conduttore romano: immagini vecchie di dieci anni montate ad arte per impreziosire un Nessun dorma di cui non si sentiva la mancanza. Un’incursione nel mondo classico che è appena stata esportata negli Usa mentre Claudio Abbado ha nobilitato il tutto rivelando che lui e Luigi Nono volevano lavorare con l’artista mentre, si apprende, tra i rimpianti del defunto Lucianone Pavarotti, c’è quello di non essere riuscito a duettare con lei. Poi, ci si è messa la serie di spot per la nota marca di pasta che già aveva scelto Mina come testimonial nei sempre più lontani anni Sessanta (secondo l’azienda un segno di grande continuità, secondo noi la dimostrazione che non sono più nate icone nazional popolari dello stesso livello e che i pubblicitari non hanno più idee originali). Ebbene, la sequenza di spot dove la voce parlante e non cantante magnifica la famiglia e le gioie del fusillo è imbarazzante e Mina è irriconoscibile.
I negozi sono stati invasi anche dalle compilation della serie Riassunti d’amore, tanto per mandare in crisi i collezionisti mentre era da Bau che non pubblicava un disco totalmente inedito, come è questo Facile. Ebbene, come direbbe Vincenzone nel solito servizio di Do re ciak gulp, «cominciamo subito col dire che è un disco bellissimo...».
Beh, magari no, però è il migliore da molti anni. Merito degli Afterhours che hanno confezionato ad hoc Adesso è facile, con Manuel Agnelli che osa l’inosabile alternandosi al microfono con risultati eccellenti. Merito di Davide Dileo, meglio noto come Boosta (anzi, “Boosta dei Subsonica” che sembra la versione III Millennio di “Mal dei Primitives”) che ha scritto e arrangiato Non ti voglio più che porta Mina dalle parti dei Radiohead. Merito di Andrea Mingardi e Alberto Tirelli che sono i nuovi autori di fiducia e che sfornano pezzi non memorabili ma sempre cuciti addosso al personaggio. C’è il nipotino Axel Pani che firma Con o senza te che non è il massimo ma non scende alla bassezza dei pezzi firmati da Cristiano Malgioglio: riciclato personaggio televisivo, da sempre si vanta di avere scritto testi per Mina e qui torna sul luogo del delitto con le sue rime baciate per Carne viva e per Questa vida loca che fa davvero esclamare “porca l’oca”. Ma sono quisquilie perché ogni tanto, forse casualmente, in un album della tigre le cose funzionano tutte come dovrebbero. Non è facile.
Alessio Brunialti

a.cavalcanti

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