Venerdì 15 Gennaio 2010

Reportage, il cineteatro Politeama
compie cento anni nella polvere

COMO Compie cent’anni ma a porte chiuse il Politeama: la struttura di piazza Cacciatori delle Alpi è consegnata al degrado, muri scrostati, finestre pericolanti, in attesa che si risolva la complessa vicenda che potrebbe portare alla rinascita di quella che, per più di mezzo secolo, è stata la seconda sala cittadina. E dire che, per quanto riguarda il cinema, potrebbe riaprire anche domani, basta una ripulita generale perché la platea è intatta: come se tutto il pubblico fosse fuggito all’improvviso e solo lo spesso strato di polvere testimonia la lunga inattività e l’abbandono. Ma si tratta solo di una piccola parte dello stabile. Entrando si è accolti da un’atmosfera da brividi (qualcuno, al bar di fianco, conferma che già circolano storie di fantasmi, stile “Non è vero ma ci credo e, comunque, non ci entrerei mai). Dietro allo schermo sembra di trovarsi sul set di “Opera” di Dario Argento, con lo spettrale svolazzo d’ali dei piccioni che sono i nuovi inquilini. E dire, invece, che si tratta di un piccolo tesoro architettonico nostrano, almeno quanto il Tempio Voltiano firmato dallo stesso architetto, Federico Frigerio.
L’interesse è confermato dalla presenza, tra i calcinacci, di Elisabetta Bonini, in procinto di realizzare una tesi di laurea sul Politeama per l’Uaiv di Venezia, facoltà di Architettura della conservazione. Cerca riscontri sul fatto che si tratti di uno delli primi edifici cittadini in cemento armato, forse, addirittura, del primo in assoluto. La sua costruzione è iniziata nel 1907 e, subito, venne inteso non solo come teatro ma come centro destinato a più funzioni. Per questo vennero progettati, al suo interno, un ristorante e un albergo. Se la ristorazione è ancora attiva, le camere ai piani superiori non sono raggiungibili così come la galleria, che già era considerata inagibile quando riaprì a fine anni Ottanta. Già, perché non ha avuto una vita recente molto facile: se la scelta di privilegiare il cinema fu quasi immediata (erano gli anni del boom di questa nuova arte), dopo un periodo d’oro dove alla prosa e alla lirica si alternavano la spregiudicatezza del varieté e del café chantant per la gioia di un pubblico culturalmente meno esigente, nel 1985 venne chiuso perché non rispettava le nuove norme di sicurezza. A sorpresa venne riattivato tre anni dopo anche se il pubblico poteva accedere solo alla platea e alla balconata per assistere alle proiezioni, passando da 1.300 a soli 465 posti a sedere (nell’atrio c’è ancora il manifesto di “The aviator” di Martin Scorsese, dal 28 gennaio, non prossimo venturo, naturalmente). In quel periodo di stallo si moltiplicarono gli interessi visto che lo stabile è sito in una zona residenziale che fa gola a molti. È accaduto, invece, che con la dipartita dell’ultimo gestore, Alfredo Gaffuri, anche le luci del proiettore abbiano cessato di accendersi e per qualche tempo il Politeama è stato abitato, sì, ma da disperati che hanno lasciato tracce evidenti dei loro pernottamenti estemporanei nei corridoi, nei bagni (uno è stato quasi completamente distrutto senza motivo), nei camerini dove si trovano decine di scarpe spaiate, giacche senza padrone, inquietanti parrucche proseguendo il cliché da film horror di una visita nell’antro del teatro. Se platea e balconata sono identiche a come ce le ricordavamo, è evidente che il lavoro da fare non è poco e che ci vorranno non pochi soldi per riuscire a rimettere in moto questo gioiellino comasco. L’anniversario esatto è il 14 settembre. Nel 1910 era di scena “La bohème” di Puccini ma l’umile e umida soffitta di Marcello, Rodolfo e Colline sembra una reggia al confronto. Auguri, Politeama e, speriamo, a presto.
Alessio Brunialti

a.cavalcanti

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