Lunedì 25 Gennaio 2010

Prosciugati i depositi in banca
"dimenticati" dai comaschi

COMO Il ministero dell’Economia ha incassato tutti i depositi che i comaschi si erano "dimenticati" su conti correnti e libretti postali da almeno dieci anni senza compiere operazioni. Il 15 dicembre scorso sono infatti scaduti i termini per movimentare i conti ed evitare, così, il prelievo delle somme di denaro depositate anni e anni fa. E secondo le stime sarebbero ancora numerosi i comaschi (persone anziane, ma anche residenti all’estero) che al momento hanno perso i risparmi, ma che hanno ancora qualche speranza di recuperarli. L’ultimo dato disponibile sui cosiddetti conti dormienti risale al 2008 e parlava di oltre 7mila libretti postali (per la precisione 7.138) nelle province di Como e Lecco, pari allo 0.8% della popolazione. Il dato, adesso sarà certamente più basso, ma restano ancora parecchi casi da risolvere. A questi vanno poi aggiunti i depositi bancari, ma le banche hanno cercato di contattare i proprietari, cosa che non hanno fatto le Poste. A livello nazionale, per dare un’idea si parlava di oltre 500mila casi scesi a 400mila dopo la scadenza del termine del 15 dicembre.
E adesso? Cosa si può fare per riottenere i risparmi risucchiati da Roma? L’unica certezza è che sarà possibile riottenerli, ma seguendo una procedura ancora non definita. Proprio per cercare di capire qualcosa il giovane deputato della Lega Nord Nicola Molteni ha preso carta e penna e scritto un’interrogazione al ministro dell’Economia Giulio Tremonti chiedendo chiarimenti. «È necessario chiarire quale iter devono seguire coloro che intendono reclamare la restituzione di quei conti sui quali non è stata effettuata alcuna movimentazione per il periodo di tempo di dieci anni - commenta il parlamentare comasco -. Risulta inoltre che alcuni correntisti, soprattutto emigranti residenti all’estero o persone anziane, si sono visti prelevare i propri depositi senza avvertimento, subendo così un evidente danno e conseguenti disagi».
Nel documento inviato a Tremonti, Molteni precisa che prima della scadenza del 15 dicembre (l’ultima chiamata per prelevare i propri risparmi) «gli istituti di credito hanno invitato i propri correntisti proprietari di conti classificabili come "dormienti" a segnalare il proprio interesse riguardo ai fondi ivi presenti, per evitarne il prelievo» ma che «per alcuni correntisti, magari emigranti residenti all’estero o persone anziane, non è stato possibile essere tempestivamente informati e contattare la propria banca». Non solo. I problemi maggiori, sarebbero con le Poste. «Nel caso dei depositi postali - si legge sempre nel testo dell’interrogazione - per le Poste non era previsto alcun obbligo di comunicazione a mezzo raccomandata ai propri clienti e risulta da diverse segnalazioni che molte persone si sono viste prelevare i propri depositi senza avvertimento e senza poter intervenire».
Come detto, però, quei risparmi non sono da considerarsi persi. La qualificazione come "dormiente" di un determinato conto non pregiudica il diritto alla restituzione del titolare: quest’ultimo potrà richiedere la restituzione delle relative somme «o alla banca o all’intermediario presso cui risulta tale rapporto o direttamente al ministero, entro il normale termine prescrizionale (10 anni), nel caso i relativi importi siano già stati trasferiti dalla banca o dall’intermediario al relativo fondo».
Ecco perché sarà direttamente il ministro Tremonti a dover rispondere all’interrogazione chiarendo un quesito tanto semplice quanto fondamentale, e cioé «quale procedura occorra seguire per coloro che intendono chiedere la restituzione dei propri fondi depositati in un conto classificato come dormiente e confluiti nel "fondo depositi dormienti" presso il ministero dell’Economia e delle Finanze».
Gi. Ro.

a.cavalcanti

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