Sabato 30 Gennaio 2010

Così tanti senza casa
E l'Inps le tiene vuote

COMO Lo strano caso delle case Inps di via Varesina a Camerlata, 38 appartamenti, 24 abitati, 14 vuoti e due interrogazioni al ministero dell’Economia del senatore Luigi Ramponi, Pdl, che coinvolge pure le due palazzine comasche realizzate 45 anni fa con le risorse di lavoratori e di imprenditori. Appartengono ad una società in liquidazione dal 1996 ed è la Igei, (Inps Gestione Immobiliare); sarebbero dovute passare alla Scip, Società di cartolarizzazione degli immobili pubblici, costituita nel 2001 nell’ambito delle operazioni di “finanza creativa” che avrebbero dovuto procurare gettito alle casse statali. Invece, anche la Scip, l’anno scorso, è stata cancellata e gli immobili sarebbero dovuti tornare agli enti previdenziali d’origine, Inps, Inpdap, Inail e così via.
A Como, il “caso di via Varesina” era già emerso, quando il palazzo Inps di via Pessina era stato cartolarizzato e passato al Fip, fondo immobili pubblici al quale partecipano varie società le quali per il momento lo gestiscono, come ne gestiscono altri e ne entreranno in possesso nel 2013, ma secondo ben informati anche il palazzo di via Pessina potrebbe passare dal Fip ad un gruppo privato. Ad ogni modo, già nel 2006, i sindacati avevano puntato il dito sulle case Igei di Camerlata, chiedendo perché gli alloggi rimanevano sfitti, mentre avrebbero potuto costituire una fonte di entrata per l’Inps. Secondo: chiedevano perché gli inquilini non potevano acquistare gli appartamenti dove abitano da anni e per i quali pagano un canone aggiornato secondo l’indice Istat, cioè secondo il tasso d’inflazione, ma che è sovrapponibile, in alcuni casi, a quello sociale, duecento-trecento euro al mese, quindi non sempre è commisurato al reddito dei locatari. A risanare l’Italia e le casse previdenziali non sarà certo un adeguamento del canone in via Varesina, però la puntualizzazione si inseriva nella polemica sulla mancata valorizzazione del patrimonio pubblico. Infine: inquilini tenuti come tra color che sono sospesi. Non sanno chi è il padrone di casa, sanno che però l’Igei è in contenzioso con l’Inps, ente che non ha alcuna redditività dal patrimonio; alcuni vorrebbero acquistare, ma gli appartamenti in cui abitano non vengono mai messi all’asta; altri se ne sono andati perché sono subentrati in anni recenti e il contratto d’affitto era al valore di mercato, cioè elevato e non valeva la pena. Pagano tutti regolarmente attraverso Bnl, come arriva il  bollettino; in caso di necessità, fanno riferimento all’Igei di Milano, corrispondono le spese condominiali e non li conforta sapere che in Italia, nelle stesse condizioni, sono in undicimila. 
Per tutti, il senatore Ramponi ha presentato un’interpellanza nell’aprile 2009; ha ottenuto risposta, ma non è stato soddisfatto e l’ha ribadita a luglio. È giacente. Per quale ragione, ripete, non viene svolta una gara pubblica per la gestione dei beni immobili dell’Inps? E chiede ancora se Igei ha trasferito all’Inps le somme recuperate con i canoni d’affitto e, infine, perché una società in liquidazione da 14 anni è tuttora in attività.
La vicenda ha l’aria di trascinarsi ancora per molto tempo. C’è chi ha fatto i conti: tener vuoti 14 appartamenti, che potrebbero valere 600 euro d’affitto al mese, costituisce una perdita di 100.000 euro l’anno. Forse una goccia in un mare fatto di gocce.
Maria Castelli

a.cavalcanti

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