Lunedì 01 Febbraio 2010

Poveri al gelo,
si cercano vestiti

COMO In consiglio comunale, questa sera, il Centro sinistra presenterà la proposta per una «delibera di indirizzo sulle linee da assumere per risolvere il disagio delle persone a forte rischio di esclusione sociale» e si vedrà se scaturiranno iniziative da parte delle istituzioni, oltre quelle in corso e quanto si integrano con le associazioni sempre più attive nel campo della solidarietà. Nella società, le iniziative anti emarginazione non si contano, anche se a volte sono frammentate e almeno in apparenza, non sono legate da un filo comune, in modo che abbiano più forza e più visibilità, naturalmente a favore degli interessati in cerca di punti di riferimento. E che forse ci sia bisogno di un coordinamento, lo dice l’ultimo numero del “Settimanale della Diocesi”, quella Diocesi di Como che è riuscita a mettere insieme parrocchie ed associazioni per aiutare le famiglie in difficoltà. È un’impaginazione a specchio: sulla pagina di sinistra, il progetto: «E ti vengo a cercare», un tavolo di solidarietà, organizzato da Mani aperte, Incroci, Casa della Missione, Società di San Vincenzo, Incontri. Un progetto che, finanziato sul bando volontariato 2008 dalla Fondazione Cariplo, ha il supporto del Centro Servizi per il volontariato, è in corso da tempo e si esprime, tra l’altro, con “ImMensaAmente”, coordinamento delle mense per i poveri. Sulla pagina di sinistra, «…e le coperte non bastano mai», la Caritas che lancia un appello per la raccolta di coperte, sacchi a pelo e giacche pesanti da distribuire ai 60 senza tetto della città che la "Unità di strada Caritas" va a cercare nelle fabbriche dismesse, sotto i portici o sotto i ponti.
«Nessuna contrapposizione - assicura Roberto Bernasconi, direttore della Caritas - Tutto questo è la dimostrazione della ricchezza di cuore che esiste sul nostro territorio e dei tanti campi di impegno, con un  unico obiettivo: l’accoglienza, la risposta al bisogno. La Caritas è la carità della Diocesi, del Vescovo, delle parrocchie, il nostro stile è ecclesiale, presuppone un’attenzione educativa, vuol rendere presenti le difficoltà perché tutta la comunità se ne faccia carico. E’ ovvio che siamo ispirati dal Vangelo. Non possiamo arrivare ovunque, ma siamo sempre disponibili alla collaborazione».
Il progetto «E ti vengo a cercare», come spiegano al Centro Servizi per il volontariato, riguarda la coesione sociale. Non basta un piatto caldo nelle mense alle quali accedono sempre più persone, non solo extracomunitari, ma anche italiani, comaschi, erbesi e canturini in difficoltà. L’obiettivo sono le relazioni tra le persone: i volontari non sono stati formati solo per servire a tavola, ma per rafforzare legami e per costruire ponti tra le nostre comunità e le persone emarginate. L’esempio: la notte dei senza fissa dimora. Un altro, il prossimo 25 aprile, una tavolata per tutti in una piazza cittadina. E ancora, il cineforum in un luogo di degrado. In questo modo, si crea integrazione, non luoghi appartati per chi sta a parte. Ma è solo la punta dell’iceberg. Dietro, c’è un lungo, difficile, lavoro quotidiano.
Maria Castelli

a.cavalcanti

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