Martedì 02 Febbraio 2010

Arrighi oggi davanti al giudice
Spuntano 400mila euro in assegni

COMO E dopo i contanti ora spuntano pure gli assegni. Il movente economico sembra sempre più confermato, nell'inchiesta sull'omicidio di Giacomo Brambilla, l'imprenditore ucciso con tre colpi di pistola alla testa (uno dei quali esploso alla nuca) da Alberto Arrighi, dopo che la polizia ha sequestrato nella cassaforte dell'armeria, teatro del delitto, assegni per circa 400mila euro. Si tratta di assegni tutti intestati a Brambilla Giacomo e sulle cui firme gli uomini della squadra mobile di Como stanno ora indagando. La scoperta di questo tesoro di carta dà ancora maggior credito alle convinzioni degli inquirenti, secondo i quali il movente del delitto sarebbe di carattere economico. Anche lo stesso Alberto Arrighi, interrogato dal pubblico ministero, ha parlato di un raptus legato a una discussione legata a problemi di denaro.

Alle 10.45 di questa mattina, Alberto Arrighi incontra il giudice preliminare del tribunale di Como Pietro Martinelli, chiamato a convalidarne il fermo e a decidere se mantenere o meno la custodia cautelare in carcere. L'indagato, cui la procura contesta il reato di omicidio volontario, potrebbe teoricamente avvalersi della facoltà di non rispondere, ma è più probabile che parlerà, e che al gip decida di raccontare le ragioni che lo hanno spinto a compiere questo gesto.

La verità di Arrighi Ecco come ha ricostruito quegli istanti, davanti al magistrato, l'armaiolo ora in cella per l'omicidio volontario di Giacomo Brambilla: «Stavamo perlando del prestito di 90mila euro. Lui mi propone di rilevare la mia casa di via Luini. A questo punto gli chiedo: "Ma ti rendi conto? Così rovini anche mia moglie e le mie figlie". Brambilla ha risposto: "Bello, a me di tua moglie e delle tue figlie non mi frega". Non ci ho visto più: ho preso una pistola per il tiro a segno che avevo appena pulito e gli ho sparato».

Colpito alla nuca Il primo proiettile ha colpito Brambilla alla nuca. Poi uno secondo sparo, sempre con la Ruger calibro 22 che Arrighi aveva appena ripulito. Quindi l'armaiolo di via Garibaldi gira il corpo e inizia a colpire la sua vittima al volto, con il calcio della pistola. Le immagini mostrano poi Arrighi prendere la pistola che Brambilla, che girava armato, aveva sul fianco e usarla per sparargli il colpo di grazia, alla fronte. La polizia ha sequestrato tre armi: la calibro 22, la 40 di Brambilla e la 45 personale dell'omicida.

La borsa con i soldi In più, nella pizzeria Conca d'Oro di Senna Comasco, sono stati trovati in una borsa 100.000 euro in contanti, che il Brambilla aveva lasciato in custodia nella cassaforte dell'Arrighi giorni prima. E' proprio sui soldi che ora si concentrano le attenzioni degli inquirenti, che stanno indagando sull'omicidio. Intanto per Arrighi, perito balistico per il tribunale e le forze di polizia, ha trascorso la sua seconda notta in cella, al Bassone. Il pm Antonio Nalesso gli contesta i reati di omicidio volontario e distruzione di cadavere.

La vittima è Giacomo Brambilla, 43 anni, gestore di diversi impianti di carburante, ferito a morte a colpi d'arma da fuoco, poi decapitato. Il suo corpo è stato quindi occultato. Nella notte, la convivente di Brambilla ne aveva denunciato la scomparsa alla polizia. A metà della mattina di martedì, la Squadra volante della questura ha concentrato i sospetti sull'armiere che da qualche tempo non sarebbe stato in buoni rapporti con il Brambilla, probabilmente per questioni di denaro. Arrighi versava da mesi in difficoltà economiche. Nel negozio, sono stati notati schizzi di sangue ripuliti alla bell'e meglio. All'inizio Arrighi ha retto alle domande degli agenti, ammettendo di avere conosciuto lo scomparso e di averlo incontrato il giorno precedente, nient'altro. Quando però i poliziotti si sono accorti delle macchie residue di sangue, ripulito alla bell'e meglio con grandi quantità di detersivi e candeggina, Arrighi è stato portato in questura.

E' crollato poco dopo, esplodendo in un pianto dirotto. Il cadavere decapitato di Giacomo Brambilla è stato poi trovato a Domodossola, la testa nel forno della pizzeria Conca d'oro di Senna Comasco, di proprietà del suocero dell'omicida. A portare i poliziotti sul luogo in cui si trovava la salma decapitata - sotto la ex statale del Sempione a Varzo - è stato lo stesso Arrighi che ha confessato tutto fin nei dettagli. In manette è finito anche il suocero, Emanuele La Rosa, con l'accusa di favoreggimaneto e di distruzione di cadavere. Sarebbe stato proprio il suocero ad aiutare Arrighi a sbarazzarsi del corpo nel cuore della notte e a decidere di decapitarlo infilando la testa del povero Brambilla in un forno del ristorante di Senna.

e.frigerio

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