Giovedì 11 Febbraio 2010

Addio centralini e confusione
Un numero per le emergenze

COMO Non sono ancora pervenute istruzioni, ma sono attese a breve: anche in provincia di Como sarà attivato il numero unico europeo per le emergenze, il 112. Ora corrisponde al numero breve dei carabinieri; nel futuro sarà valido anche per la polizia che attualmente risponde al 113; per il soccorso sanitario d'urgenza e d'emergenza 118 e per i vigili del fuoco, 115. Almeno un comasco su quattro, minimo una volta l'anno, chiama i numeri d'emergenza: il 118, per esempio, riceve dalle 65.000 alle 68.000 chiamate l'anno e i carabinieri ne ricevono 750 al giorno, su tutto il territorio. Sono grandi numeri, non tutte le chiamate sono importanti e alcune sono anche per sbaglio. Capita pure che per questioni di ponti, di interconnessioni, di interferenze, arrivino chiamate da fuori e l'operatore faccia fatica a raccapezzarsi. Chissà che affollamento c'è, nell'etere e chissà se i canali delle frequenze radio sono stati riordinati. Perciò la rivoluzione che si profila non è di poco conto: sulla Gazzetta Ufficiale è uscito sabato il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico che recepisce la direttiva europea di sette anni fa e la mancata osservanza da parte dell'Italia ha fatto scattare una procedura d'infrazione. Entro sei mesi, entrerà in funzione il numero unico per chiamare polizia e carabinieri e, di seguito, anche per 118 e vigili del fuoco e se è già in corso il cablaggio, cioè la posa dei cavi della nuova linea informatica comune, il modello organizzativo non è stato ancora definito, per Como. Sarebbero due. Uno, cosiddetto “laico” che prevede un call center, nella quale è applicato personale che non appartiene né alle forze dell'ordine, né alle forze del soccorso, ma che è in grado di smistare le chiamate all'ente competente per la specifica richiesta. E' un modello che si può notare, per esempio, nei film americani. L'altro modello prevede una centrale operativa unica, in cui è presente personale specializzato dell'Arma, del Corpo, del soccorso sanitario e del soccorso tecnico. Sarà tutta questione di tecnologia, sulla quale sono impegnati gli operatori telefonici: dovranno assicurare che in quattro secondi, su ogni chiamata, possa essere identificato l'interlocutore da rete fissa o, se da rete mobile, la località in cui si trova. In questo modo, potranno essere allertate in tempo reale le forze presenti sul territorio, carabinieri, polizia e poi vigili del fuoco ed operatori sanitari. Inoltre, i gestori telefonici dovranno assicurare affidabilità e chiarezza della linea, nonché la possibilità di traduzione simultanea delle chiamate in lingua straniera. Il cittadino, naturalmente, sarà molto interessato alla nuova tecnologia e forse non si confonderà più, come quel soggetto che ha chiamato il 115 per segnalare una rapina in banca o il 113 per un incendio boschivo. Se gli attuali centralini aprissero il loro diario, potrebbero scrivere un libro. Li trattiene il pudore di rivelare le emozioni profonde della gente, che spesso sono di dolore o di paura. Ma il cittadino è ancora più interessato alla risposta e si chiede se dietro al numero, ci sono anche le risorse per l'intervento, risorse di uomini e di mezzi, possibilmente coordinati. «Se arriva una chiamata sul 112, si lascia perdere qualsiasi altra cosa, si risponde e si interviene», assicura un militare e aggiunge che la stessa cosa avviene per 113 o 115 o 118. Ma rivela anche un altro particolare, che la dice lunga su un'emergenza sottaciuta: quelli che chiamano solo perché hanno bisogno di sentire una voce umana. Non sono fuori di testa. Sono semplicemente soli.
Maria Castelli

a.cavalcanti

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