Sabato 13 Febbraio 2010

Omicidio: condanna a 28 anni
Ma il colpevole non li sconterà

COMO Seconda condanna per il delitto del commerciante Claudio Rizzo, ucciso a 51 anni, nel maggio del 2005, da tre giovani romeni che lo legarono e lo picchiarono a sangue nel suo appartamento di via Milano. Ieri pomeriggio, dopo tre ore di camera di consiglio, la corte d'Assise di Como ha inflitto 28 anni di detenzione al latitante Florin Ghergheles, 25 anni, inghiottito in chissà quale angolo del pianeta e comunque bene attento a non farsi rintracciare nédalla polizia romena nédall'Interpol, al cui operato si dovette l'arresto del suo complice Petre Covaci, fermato in Ungheria nel novembre del 2006. Proprio sulla deposizione di Covaci, per l'occasione "tradotto" a Como dal carcere di Cagliari dove sconta 16 anni di condanna rimediati con rito abbreviato nel 2007, si è incentrata l'udienza di ieri, nel corso della quale si è sentito per la prima volta, e dalla voce di uno dei suoi protagonisti, il racconto drammatico di quel che avvenne la notte a cavallo tra l'8 e il 9 maggio del 2005 in via Milano.  Interrogato dal pm Mariano Fadda, Covaci ha impietosamente ricostruito il contesto in cui Rizzo e i giovani romeni si erano conosciuti, frequentatori l'uno e gli altri della zona dell'hangar di Como, in cui si contrattavano prestazioni sessuali:«Fu Ghergheles a proporci di andare a rapinarlo», ha spiegato Covaci ricordando anche la presenza di tale Bogdan, il terzo complice mai identificato con certezza: «Dissì sì, vengo con voi - ha raccontato il testimone - Non avevo niente da fare». Nell'appartamento di via Milano entrò per primo Florin, che lasciò la porta aperta mentre i suoi complici aspettavano sulle scale. La polizia giudiziaria del pm trovò tracce di urina, dal cui Dna emerse un profilo genetico identico a quello di Covaci: «Bogdan entrò e colpì Rizzo al volto, che cadde a terra. Poi insieme gli saltammo addosso e lo immobilizzammo». Il padrone di casa, intontito e atterrito, fu trascinato nella stanza accanto, arredata con un angolo cottura, un divano e un ripiano dal quale incombeva un grande schermo tv. «Florin - ha proseguito Covaci - prese un filo elettrico con cui gli legammo le mani dietro alla schiena... Poi io e Bogdan cominciammo a cercare in giro, mentre Florin rimase con lui... Ci accorgemmo che lo picchiava, che lo colpiva al volto con calci e pugni. Gli domandai perché lo stesse maltrattando ma lui rispose che erano affari suoi. Non gridava più Rizzo... Credo che Florin gli avesse messo in bocca qualcosa, forse un fazzoletto... Noi raccogliemmo tutto quello che c'era. Cinquecento euro in contanti, due telefoni cellulari, due televisori, un lettore dvd. Poi ce ne andammo con l'auto di Rizzo».

© riproduzione riservata

f.angelini

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