Lunedì 01 Marzo 2010

Protezione civile, troppi capi
L'emergenza è un rebus

COMO Interrogativi e turbamenti tra i volontari: il Fisco chiede il rendiconto, la Croce Rossa è commissariata, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Lilt) pure. E se la Protezione Civile nazionale è terremotata, a Como non fa appalti, ma è tricefala. Anzi, le teste sono quattro: la protezione civile fa capo alla prefettura per gli interventi istituzionali con vigili del fuoco e forze di polizia; all'amministrazione provinciale per previsione, prevenzione e gestione del volontariato, 19 associazioni e 35 gruppi. Ma i primi ad intervenire sono i Comuni e il responsabile è il sindaco, con il proprio gruppo di Protezione Civile e la Regione è la quarta testa. Sarà una Protezione Civile sempre più federale, ma già il soccorso sanitario d'urgenza e d'emergenza 118, fondamentale negli interventi, è regionale, come tutta la sanità. E il 118 è un servizio che si avvale anche dei volontari. Protezione civile nel senso che protegge, lo dice la parola stessa e sembrava un punto fermo. Invece, ne è apparso un altro: difesa civile, cioè gestione degli interventi dovuti a terrorismo, attentati, stati di guerra e questo ha aggiunto confusione. «Protezione Civile, un'intricata matassa», affermano i volontari. Costituita per coordinare, s'è divisa in cinque: a livello nazionale, l'alluvione è giudiziaria ed interna; a Como «l'intricata matassa» vede un filo in più di sgomento tra i volontari per il commissariamento di due associazioni alle quali i comaschi sentono di appartenere. La Lilt non fa parte della protezione Civile, ma fa pur sempre opera di prevenzione. Fin troppo chiaro che la generosità non basta più, un trattato non basterebbe per descrivere competenze e funzioni di quattro livelli di protezione civile, cinque con quello statale, né val la la pena richiamare incongruenze e rivalità degli anni o dei mesi scorsi, quando, per esempio, la Regione cambiò il sistema dell'allerta meteo e nessuno si raccapezzava più. O quando non si capiva più chi coordinava in caso di calamità e come rientrano certi progetti contro il disagio giovanile nella protezione civile. Per pro memoria: il centralino della Prefettura, 031.3171, risponde sempre.
Ma adesso chi comanda in caso di calamità? In provincia di Como, è stata trovata una soluzione intelligente, che ha superato tutti i conflitti e ce n'erano tanti. È stato deciso che il Centro di coordinamento dei soccorsi, Ccs, è presso la prefettura, presenti e coinvolti tutti i responsabili delle diverse funzioni e alle dipendenze di ogni funzione rappresentata nel Ccs, c'è un Gos, gruppo operativo specializzato. Per esempio, in caso di epidemia, il responsabile della Funzione Sanità all'interno del Ccs, parlerà con il proprio Gos, Asl, ospedali, 118 e così via. I nuovi piani sono in aggiornamento: già negli anni ‘90 furono prodotti programmi di previsione, prevenzione ed emergenza che imponevano ai sindaci di far perfino l'inventario di tutte le ruspe disponibili in paese in caso di necessità. Ed era stata fatta anche la mappa di tutte le vie di fuga dai centri colpiti. Ma se succede qualcosa? Finora, sono sempre intervenuti tutti e subito.
Maria Castelli

a.cavalcanti

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