Cantù: il Clac in crisi
Via alla cassa integrazione

 In via Borgognone si guarda al 2010 con la speranza di riuscire a ridurre i debiti accumulati l'anno passato. E per farlo, la società nata nel 1992 per promuovere il settore del legno arredo taglia le ore lavorative dei propri dipendenti

CANTU' Cassa integrazione per i lavoratori del Centro legno arredo Cantù e uffici chiusi anche il venerdì. In via Borgognone si guarda al 2010 con la speranza di riuscire a ridurre i debiti accumulati l'anno passato. E per farlo, la società nata nel 1992 per promuovere il settore del legno arredo non agisce diversamente dalle tante aziende del territorio alle prese con la crisi, ovvero taglia le ore lavorative dei propri dipendenti. Anche se in questo caso i soci sono, tra gli altri, il Comune di Cantù - con una quota del 21,65% - Villa Saporiti, la Camera di Commercio di Como, l'Unione industriali, associazioni di categoria e sindacati.  Una situazione di difficoltà che si trascina da tempo, tanto da essere giunti nei mesi scorsi alla decisione di mettere in vendita la sede, acquistata solo alcuni anni fa per un milione e 600 mila euro. Obiettivo, riuscire a far quadrare i conti. E allora si riducono le spese. Prima s'è deciso di rimanere chiusi il venerdì, tagliando la mattinata di apertura al pubblico. Adesso tocca alla cassa integrazione ordinaria, applicata a rotazione sull'orario di lavoro della decina di dipendenti.  «Già da un po' abbiamo deciso di fare il possibile per contrarre i costi - ammette il presidente Silvio Santambrogio -. Si tratta di una misura che coinvolgerà un paio di persone, che comunque non rimarranno senza lavoro». Getta acqua sul fuoco, motivando la decisione come naturale, soprattutto in questo frangente. «Non è il caso di fare dell'allarmismo - prosegue -. I conti sono costantemente sotto controllo, e ovviamente, vista la situazione contingente, è necessario misurare ogni singola spesa. Si tratta di cassa ordinaria, e la maggior parte delle aziende del Comasco vi hanno fatto ricorso». Come dire, un male necessario «ma vogliamo che traspaia quanto di buono stiamo realizzando, un progetto che parte dalla consapevolezza che il Clac può fare molto per promuovere il settore sul territorio e rendere Cantù un punto di riferimento». .

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