Mercoledì 12 Maggio 2010

E' guerra sulle finte pietre
"Sono indegne e vergognose"

COMO - Le finte pietre sul nuovo lungolago, oltre a un pugno nell'occhio, rischiano di diventarlo anche nello stomaco. «Ma chi ha progettato, ha avvallato, ha autorizzato una simile, inaccettabile soluzione di finitura muraria fronte lago?». A chiederlo ufficialmente al sindaco è Fulvio Capsoni, presidente della Commissione Paesaggio del Comune di Como, che in una lettera allo stesso Bruni rincara la dose definendo «vergognose» le finiture in pannelli prefabbricati al posto della pietra naturale e scrive: «Como, città di pietra, d'arte monumentale, di storia millenaria, di meraviglioso rapporto con il suo lago e l'ambiente circostante, non può e non deve essere umiliata con manufatti da puro risparmio edilizio, “immobiliaristico”, indegni del suo passato, del suo presente e del suo futuro».

Non basta. Lo stesso architetto Capsoni, che già aveva sollevato il problema nel gennaio scorso, lancia un'accusa mirata. «In questi 14 anni, cioè dal 1996 al 2010 - sono le sue esatte parole - nulla è stato mai sottoposto al giudizio specialistico della “Commissione Edilizia di Como” e tantomeno di quella “Paesaggistica”, mentre incarichi, valutazioni, varianti e controlli operativi non sono mai usciti dagli ambiti ristrettissimi tecnici e politici di Comune - Provincia - Regione e Soprintendenza, così non consentendo di fatto il coinvolgimento attivo di professionisti locali ed esperti qualificati nei vari settori che a Como non mancano di certo e che si vogliono ora trovare all'esterno con un concorso bandito dalla Regione». Parole forti, che mettono in discussione oltre a un rilievo tecnico, anche un aspetto procedurale, di trasparenza e coinvolgimento di tutte le istituzioni comunali nell'opera che qualificherà il lungolago nei prossimi decenni. Il problema è che ormai il danno è fatto ed è assai difficile che a Como accada come a Chiasso, dove gli svizzeri fecero rifare la passeggiata del centralissimo corso San Gottardo poiché il granito messo in opera non era della qualità richiesta.

Intanto il Comune, in una nota, fornisce la sua risposta a un altro tema spinoso, quello delle ripidissime scalinate che portano a lago e che dovrebbero fare da alaggio alle barche. I tecnici che si occupano dell'opera confermano che si è trattato una «scelta obbligata». «La pendenza - spiega la direzione lavori - è strettamente collegata all'allargamento della passeggiata. Posto che la quota del nuovo lungolago è superiore a quella della preesistente; che la scalinata è avanzata di circa 15 metri verso il lago; che la profondità del lago all'ultimo gradino della scalinata è maggiore rispetto a quella preesistente; che la nuova scalinata, infine, non può uscire verso il lago oltre i limiti di contenimento laterali costituiti dalle murature esistenti; esistono limiti fisici per la pendenza della scalinata fissati dalle quote di arrivo e partenza e dalla limitata estensione verso il lago». Tradotto per i non geometri: la pendenza è assai più ripida di prima, come in ogni scala che aumenta l'altezza ma diminuisce in lunghezza. Lì dunque sarà anche il posto per le barche, ma per tirarle a riva occorrerà chiedere consiglio a Reinold Messner oppure attrezzarsi di verricello.
Giorgio Bardaglio

s.ferrari

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