Sabato 22 Maggio 2010

Comasco nell'inferno a Bangkok
«Prigioniero in casa da giorni»

COMO «Da lunedì gli uffici sono chiusi e ci ritroviamo "prigionieri" in casa. Le giornate non passano mai. Abito in una zona teoricamente a rischio, a soli 500 metri dalla residenza del premier Abhisit Vejjajiva. Ho due bimbi piccoli, non nascondo di aver avuto qualche timore». Marco Corti ha 41 anni. Nato e cresciuto a Como (ha frequentato le elementari a Trecallo, le medie ad Albate e si è diplomato perito elettrotecnico alla Magistri), vive nel sudest asiatico da 12 anni. La prima trasferta per lavoro fu in Indonesia nel 1997, poi è stata la volta delle Filippine e della Thailandia, dove vive dal 2001. Lavora come direttore commerciale per la multinazionale francese Schneider-Electric e per anni ha fatto parte della Camera del commercio italo-thailandese.
Della situazione a Bangkok spiega: «C'è stata molta tensione nell'ultima settimana, dopo la decisione del governo di sgomberare le "camicie rosse" dalla zona commerciale. L'area occupata, infatti, è il centro commerciale della capitale, dove la concentrazione di negozi e banche non ha pari rispetto ad altre zone della metropoli.Se vogliamo fare un paragone è come se migliaia di dimostranti avessero occupato piazza Duomo e tutto il centro storico di Milano. Il giorno peggiore è stato mercoledì, quando i militari hanno preso il controllo della zona: c'è stato il colpo di coda delle "camicie rosse", che hanno cominciato a dar fuoco a tutto ciò che trovavano. In quel momento il timore che la situazione precipitasse è stato forte, lo ammetto. L'ambasciata italiana, dal momento dei primi disordini fino ai giorni degli scontri è rimasta, un po' a sorpresa, in silenzio. Solo quando è scattato lo sgombero (mercoledì 19) e con il coprifuoco, gli italiani sono stati raggiunti da un sms con i contatti per l'emergenza e una raccomandazione: restate in casa».
Emilio Frigerio

p.moretti

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