Domenica 30 Maggio 2010

Ecco la mappa del rumore
Pochi i locali in regola

COMO - «Como è una città sfortunata. Non ce ne sono molte che abbiano un centro storico così vasto e così pedonalizzato, privo cioè di traffico. Il rumore di fondo lungo le strade è davvero basso. Nelle case, a finestre chiuse, è inferiore a 18 decibel... Si può avvertire con chiarezza il suono del respiro umano... Facile alla immaginare come sia percepito il rumore di decine di persone assiepate lungo le strade».

Chi parla è Giovanni Moschioni, comasco, ingegnere, professore di Controllo del rumore al Politecnico, prestato con le sue attrezzature a La Provincia per un venerdì sera di fine maggio. L'obiettivo è quello di focalizzare una volta per tutte qualche punto fermo, chiarire se e quanto la cosiddetta movida inquini orecchie, riposo e, in definitiva, la vita di chi si batte per silenziare pub, disco pub e locali pubblici in genere. L'esito è, per certi versi, scontato. Lo è anche se - a detta di chi si confronta ogni fine settimana con il problema del rumore - questo è un venerdì meno caotico di altri, con locali pieni ma non pienissimi.

Per le verifiche si utilizza un fonometro che rileva i decibel, che indicheremo con la siglia dB(A). La legge, in materia di inquinamento acustico, dice che il livello soglia varia da zona a zona: nel centro storico comasco i limiti oscillano, in orario notturno, tra i 45 e i 55 dB(A). C'è anche un limite differenziale, secondo il quale una sorgente (il vociare dei clienti di un locale piuttosto che l'amplificatore di un impianto stereo) è ammissibile solo se determina un incremento della rumorosità non superiore ai 3 decibel. In sostanza, se il rumore di fondo è di 30, lo stereo potrà integrarlo fino a un limite di 33. Ora:con l'eccezione di piazza San Fedele, non c'è zona della città murata in cui il fonometro di Moschioni non abbia registrato "sforamenti".

Quello più soft di tutti, attorno alle 23.15, si è registrato in una piazza Mazzini placidamente occupata da un centinaio di giovani e meno giovani: il rilevatore ha fatto segnare una rumorosità, sopportabile, di 55 dB(A). Decisamente più difficile tollerare il rilevamento eseguito, più o meno un quarto d'ora dopo, in via Diaz, in un appartamento accanto all'ex Cinema centrale e sopra l'Art café, già Cinque Sensi: con 47 avventori contati in strada (un'inezia, visto che il giovedì e il sabato non sono mai meno di 200), il fonometro registra 66 decibel. Lungo il percorso da qui al bar Q, all'incrocio tra via Indipendenza e via Adamo del Pero, la rumorosità al suolo cresce in modo esponenziale.

Oggi è questo il "crocicchio" in assoluto più rumoroso del centro storico, in cui per farsi comprendere occorre alzare il tono della voce: decibel 72.5 con una quarantina di avventori in strada, pochi - dice chi fequenta questi luoghi - rispetto agli standard abituali. Una sostanziale attenuazione del rumore, sia pure parziale, si apprezza in piazza San Fedele, deserta: 39 dB(A), mentre in piazza Duomo il fonometro torna a sforare il limite con 59.5 decibel rilevati dal balcone di un appartamento al primo piano. Insomma, Como, di notte, più che morta - come recitava un refrain ormai molto antico - è rumorosa davvero. Moschioni: «Questione anche di abitudine. Chi abita lungo le grandi arterie stradali non ci fa caso ma qui, nel cuore della città, si è passati in pochi anni dal percepire il rumore dei tarli che rosicchiano il legno dei sottotetti al suono della movida. E il "salto" può essere davvero insopportabile».
Stefano Ferrari

s.ferrari

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