Mercoledì 21 Luglio 2010

Infrastrutture Lombarde: la terra
dell'ospedale non è contaminata

MILANO «La terra del Sant'Anna proviene solo dal cantiere e non risulta contaminata». Da cinque giorni aspettavamo questa frase ed è arrivata. A pronunciarla sono i vertici di Infrastrutture Lombarde, il colosso di cemento della Regione Lombardia, la struttura che ha il compito di appaltare le opere pubbliche più significative. Arriva subito anche una seconda frase, egualmente rassicurante dopo il silenzio seguito all'inchiesta dei magistrati: «Le analisi Arpa dell'acqua di falda non presentano contaminazioni».
A parlare sono gli esperti di comunicazione dell'azienda alla presenza del direttore generale Antonio Giulio Rognoni. Il responso si riferisce ai rilievi effettuati negli ultimi quattro anni, uno all'anno, quindi per tutta la durata dei lavori. Sono stati giorni difficili soprattutto per i comaschi, preoccupati per la sorte del nuovo ospedale dopo le dichiarazioni del camionista della Perego Strade (azienda in mano alla 'ndrangheta) che ipotizzava la presenza di rifiuti speciali nel terreno del nuovo Sant'Anna. Le dichiarazioni di Infrastrutture lombarde contribuiscono per ora a rasserenare gli animi in attesa di nuovi decisivi controlli disposti dai titolari dell'inchiesta giudiziaria.
Nei giorni scorsi Infrastrutture lombarde ha fornito ai pm tutto ciò che è stato richiesto, vale a dire targhe di mezzi, itinerari e rapporti. Con una metafora degna di Star Trek, la società è una vera e propria stazione appaltante (invece che orbitante) che indice le gare e consegna i lavori all'impresa vincitrice. In questo caso, alla "Progetto Nuovo Sant'Anna", che ha affidato il contratto per la realizzazione dell'opera a due società di scopo: la Sant'anna costruzioni (Sanco) e la Sant'Anna gestione (Sange). Fu la Sanco a chiamare la Perego Strade per gli scavi, il movimento terra all'interno dell'area ospedaliera e la fornitura di 6.000 metri cubi di ghiaia per realizzare il fondo stradale della viabilità interna. Quattro interventi per quattro contratti del valore totale di tre milioni di euro.
«Tutta la terra di scavo - riassume un comunicato di Infrastrutture lombarde - vale a dire 250.000 metri cubi, è stata stoccata in un'area all'interno del cantiere per essere riutilizzata successivamente per i riempimenti e le aree verdi. Dopo una serie di analisi chimiche, che non hanno rilevato contaminazioni, la terra scavata è stata dichiarata suolo ad uso verde pubblico, privato e residenziale».
La Perego ha lavorato nel cantiere con mezzi senza targa, i Dumper, per spostare la terra dallo scavo in un'area predisposta e recintata. In seguito ad alcune varianti in corso d'opera non tutta la terra scavata è stata riutilizzata. Sono avanzati 60.000 metri cubi trasportati in ex cave autorizzate. Quindi, secondo la "stazione appaltante" solo camion in uscita pieni di terra. E se nelle intercettazioni di dice: «Servono più camion», ciò significherebbe per portare altrove (a Cantù nell'ex cava Porro, a Malnate e a Origgio) terra buona e non per introdurre nel cantiere sostanze pericolose.
I quattro contratti con la Perego Strade risalgono al 2007 e al 2008, quando l'azienda era ancora nelle mani dei legittimi proprietari e non della malavita; è pur vero che la proprietà è passata ai calabresi nel 2009 e che, da allora, la Ionica Scavi ha portato via parte di quei 60.000 metri cubi in eccesso.
Una seconda preoccupazione è relativa alla presunta presenza di fanghi bentonitici - sabbia pesante che serve per consolidare provvisoriamente le parte di uno scavo - nel terreno. Ma sempre Infrastrutture lombarde (carte alla mano) assicura che il 6 giugno 2007 ha affidato lo smaltimento di 390 tonnellate di quel materiale, rifiuto speciale assimilabile al cemento secondo il codice europeo Cer, presso le discariche di Alessandria e Novara. E sottolinea che nel 2008 e nel 2009 tre prelievi dell'acqua di falda per verificare eventuali contaminazioni hanno dato esito negativo. Meglio così, ma l'inchiesta continua.

f.angelini

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