Lunedì 09 Agosto 2010

L'assalto dei supermercati
Como rischia l'invasione

COMO «È evidente che la decisione del Consiglio di Stato è destinata a produrre effetti anche per la città di Como e ad avere conseguenze che potrebbero essere dirompenti». È la conclusione di un documento firmato dal dirigente del settore legale e da quello al commercio finito sul tavolo dell'ultima giunta di Palazzo Cernezzi.
Le conseguenze e gli effetti dirompenti di cui si parla riguardano la media distribuzione commerciale (fino a 2500 metri quadrati) che sostanzialmente può essere aperta praticamente dappertutto. A lanciare l'allarme è il presidente della commissione Urbanistica Mario Lucini (Pd): «Questo Comune - tuona - è in balia degli eventi. Non faccio nessuna demonizzazione delle medie strutture di vendita, ma l'amministrazione si toglie la possibilità di regolare dal punto di vista urbanistica la programmazione dello sviluppo commerciale. Non c'è un criterio urbanistico e privarsi di questa possibilità è francamente inaccettabile dopo sette anni».
A far scattare tutti sull'attenti è una sentenza del Consiglio di Stato che, in sintesi, concede di aprire medie strutture di vendita praticamente ovunque in assenza del piano urbanistico del commercio. Le medie strutture si possono aprire dove il Pgt consente insediamenti commerciali, ma Lucini chiarisce che le maglie sono talmente larghe che sono possibili quasi dappertutto. Piano che il Comune di Como non ha. Il consiglio comunale, nel 2005, aveva infatti approvato il piano del commercio, ma la relativa variante urbanistica nel 2007 era stata bocciata praticamente dall'intero consiglio. La sentenza del consiglio di Stato lascia poco spazio ai dubbi. Lucini chiarisce citando la stessa sentenza che «l'inutile decorso del termine senza adeguamento della pianificazione urbanistica indica la carenza di interesse ad adeguarla e non può vanificare l'esercizio del diritto a ottenere la richiesta autorizzazione e alla formazione del silenzio assenso, pena la vanificazione delle finalità della legge di liberalizzazione del commercio». In pratica il Consiglio di Stato sostiene che se in un arco temporale lungo (a Como c'erano sette anni di tempo) non sono stati adottati i criteri urbanistici, significa che il Comune non era interessato a farlo. Il documento avrebbe dovuto essere approvato da Palazzo Cernezzi entro il 2003. Non essendo stato fatto, non sarebbe accettabile bloccare oltre le domande di apertura di medie strutture di vendita che lo sono già da sette anni. La legge, tra l'altro, prevede 90 giorni di tempo e poi scatta la formula del silenzio - assenso.
L'ultima giunta comunale ha infatti già concesso due autorizzazioni per altrettante strutture commerciali di medie dimensioni (non alimentari) a favore della società Hitech spa. Le nuove strutture saranno inaugurate in via Paoli, negli stessi spazi attualmente occupati da Euronics. Per certi versi si tratta di un piccolo record: le domande risalivano addirittura al 2005 e sono state "evase" a favore di Hitech, assistita dagli avvocati Ruggero Tumbiolo e Giovanni Murgia, in forza di un paio di pronunciamenti del Tar e del Consiglio di Stato, secondo cui i comuni non possono negare una richiesta di un privato per inadempienze proprie, che in questo caso consistevano nella mancata approvazione del documento di programmazione urbanistica che la legge impone di adottare per definire le zone in cui autorizzare le strutture di vendita. Queste prime due autorizzazioni potrebbero essere le prime di tante altre. In 90 giorni, infatti, se ne può ottenere una.
Gi. Ro.

a.savini

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