Venerdì 10 Settembre 2010

Stangata su formaggi e latticini
Ma non è colpa del costo del latte

Cucinare con il burro costa sempre di più e il consumatore spende sempre di più per comperare grana, gorgonzola, crescenza, taleggio, provolone, mozzarella. Lo segnala Coldiretti, con un elenco prezzi all'ingrosso aggiornato a settembre 2010: il gorgonzola è passato dai 3 euro di giugno ai 3,45 euro, la crescenza da 3,9 a 4,25 euro, come il taleggio e il provolone è aumentato da 4,6 a 4,85 il chilo. «Anche il burro – sottolinea Coldiretti – che pareva ancorato a 3,4 euro si è mosso e adesso è a 3,45. La tendenza positiva  ha coinvolto pure un prodotto di largo consumo come le mozzarelle di latte vaccino, in confezioni da 125 grammi, balzate da 4,25 a 4,50 euro al chilo in una settimana. Ormai tutto il mercato caseario è in fibrillazione». Ed aggiunge:«Non c'è più un prodotto lattiero – caseario che a fine agosto non abbia subìto variazioni al rialzo». Significativo l'andamento del grana: il prezzo giugno 2010 su giugno 2009 è cresciuto del 12,8%: luglio su luglio, del 15%, agosto su agosto del 17% e a settembre è già a un + 20%. Il grana ha diverse quotazioni secondo la stagionatura. Con stagionatura di 15 mesi, il 28 giugno costava all'ingrosso 6,90 euro il chilo; il 6 settembre è arrivato a 7,65. I rincari all'ingrosso si ripercuotono sul dettaglio e dunque sul consumatore finale. Ma qual è il problema per gli allevatori che forniscono la materia prima, il latte, ai produttori di formaggi a pasta molle, media e dura?
«Solo il latte alla stalla non aumenta per la totale chiusura degli industriali che stanno mettendo in atto la strategia della massimizzazione dei profitti, provocando la chiusura delle stalle», spiega Alberto Pagani, presidente di Coldiretti. «Ai valori del grana e del burro attuali - sottolinea Tino Arosio, direttore di Coldiretti – oggi il latte lombardo dovrebbe essere pagato tra i 41 e i 44 centesimi il litro, ma la comasca Carnini, gruppo Parmalat, sta liquidando in acconto 34,5 centesimi ai nostri produttori, mentre la scorsa settimana ha fatto la proposta di un prezzo definitivo a 35 centesimi». E al di là della trattativa, il messaggio sembra chiaro: non è la materia prima la causa dell'aumento dei prezzi.

g.roncoroni

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