Sabato 18 Settembre 2010

Lurago: lo strazio dei genitori:
"Diteci perché Alberto è morto"

LURAGO D'ERBA Il ricordo di un ragazzo allegro e semplice, di una serata da cancellare riavvolgendo il nastro, ma che si vuole perlomeno capire. Il ricordo è uno spazio della memoria occupato purtroppo per i genitori di Alberto Marin, solo dalla scrivania rimasta vuota nell'ufficio dell'azienda di famiglia, ma anche da una serie infinita di dimostrazioni d'affetto e da immagini imbevute di dolore. Non c'è però ricordo della serata di venerdì scorso, di cosa sia accaduto quella sera.
Renato Marin e la moglie Paola chiedono di spiegare loro cosa è accaduto, se qualcuno ha visto l'incidente o ha incontrato i ragazzi prima dell'accaduto. L'appello è stato lanciato su Facebook dal profilo del figlio, dove diversi ragazzi qualcosa hanno già scritto. Si conosce il dopo: l'Audi TT di Alberto Marin guidata da Luca Cappellini con una fiancata aperta. L'intervento dei vigili del fuoco di Erba per estrarre i ragazzi, intervento inutile per Alberto ormai già morto.
«Vogliamo capire – spiega il papà di Alberto, Renato Marin -. Comprendere per quale motivo l'auto è sbandata, cosa è accaduto dopo, se qualcuno ha visto. Vogliamo sapere dove andava nostro figlio, da dove veniva. Noi non sappiamo nulla. Troppo facile limitarsi, come fanno in molti, a dire che l'auto era potente e noi non abbiamo controllato il ragazzo. Noi sappiamo com'era Alberto, quanto era attento, che bravo ragazzo era».
L'auto di Alberto Marin 22enne di Lurago d'Erba, era guidata da Luca Capellini 21 anni d'Inverigo. Il conducente per cui si era temuto sarebbe in miglioramento costante, l'altro ieri è stato operato alla mandibola.
«Siamo distrutti – continua papà Renato, 65 anni titolare dell'azienda Cesoie Marin di Inverigo -. Io avrei voglia di spaccare tutto, ma cerco di contenermi di mantenere la calma. Mi danno forza i molti attestati di stima per mio figlio, la vicinanza di molti ragazzi».
«In tanti erano al funerale, tanti giovani, molto uniti, non smetteremo mai di ringraziarli – interviene la mamma Paola -. Un grande esempio, per tutti. Poi come fosse Alberto lo sappiamo noi, sappiamo che era un ragazzo tranquillo».
«Questi giovani si vogliono più bene di noi adulti – riprende il papà di Alberto -. Non ci sono i bisticci tra di loro, è una gioventù che abbiamo apprezzato molto negli ultimi giorni».
Davanti alla scrivania di Renato Marin c'è quella del figlio: «Lui sedeva lì – indica –, il ricordo è presente ogni momento. Si occupava di vendite. Ci sono arrivate tantissime testimonianze dalle persone con cui lavorava. Tutti si sono prodigati».

f.angelini

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