Venerdì 01 Ottobre 2010

Battaglia legale
al S. Giuseppe di Como

COMO «Che cosa succede?»: è subbuglio tra i parenti degli ospiti del Pensionato San Giuseppe, al numero 19 di via Tommaso Grossi, villa con parco di proprietà delle Suore del Buon Pastore di Milano. È adibita a struttura per l'assistenza a circa 50 persone, uomini e donne, con problemi legati all'età, alle condizioni psicofisiche, a volte sole al mondo, 10 dipendenti ed una direttrice. Finora, a detta dei parenti, nessun motivo di lamentela: tutti accuditi, seguiti, una gestione ordinata e cordiale. Ma l'altro giorno, s'è presentato un ufficiale giudiziario per eseguire lo sloggio. E chi sarebbe dovuto sloggiare? La società di gestione della comunità, la Srl "Vivere" del Gruppo Archimedica, un gigante del settore e da tempo aveva affittato un ramo d'azienda da un'altra società, la Solidarietas. «Abbiamo visto raccogliere e portar via le derrate alimentari dalla cucina: scusate, abbiamo chiesto, ma gli ospiti come e che cosa avrebbero mangiato? Poi, le hanno riportate indietro», è lo sbigottito racconto dei parenti, che non capiscono e vorrebbero capire. Si chiedono perché, quando capitano queste cose, nessuno sia informato, non siano presenti né assistenti sociali né volontari del soccorso. «Gli ospiti sono persone malate, ma persone e hanno diritto al rispetto», protestano i parenti.
«Un passaggio di proprietà: hanno liquidato così le nostre domande. Ma quando mai – parlano i testimoni – un passaggio di proprietà avviene in modo tanto traumatico e senza preavviso?». Fanno cenno alla presenza di un avvocato, che avrebbe convinto l'ufficiale giudiziario a sospendere lo sloggio e certamente anche per l'ufficiale giudiziario non dev'essere stato un bel momento. Ha agito con scrupolo, ha seguito le regole e le disposizioni, ma gli è toccata una faccenda delicata: riferiscono che è stato molto bravo. La storia, dunque: alla Srl Vivere, la Congregazione non ha rinnovato il contratto. Nel 2002, s'è presentata una Cooperativa “Il pane di Elia”, presieduta da Massimo Saginario, disposta a rilevare struttura ed attività, la stessa attività, ma sviluppando progetti migliorativi. È insorta una causa, tra la Congregazione e la Srl “Vivere”, alla quale sentenze del tribunale ordinano di rilasciare l'immobile, sfratto esecutivo dal gennaio 2010.«Noi abbiamo il titolo per la proprietà e la gestione»: lo dice Giovanni Mazzoleni, personaggio noto nel comasco. Con «Il Focolare», la sua associazione, ha fondato le case di riposo, poi residenze sanitarie assistenziali accreditate di Lanzo Intelvi e di Dizzasco, ma ha altre 12 attività. E ha costituito la Cooperativa «Il pane di Elia» per il Pensionato San Giuseppe. Si rende conto del subbuglio suscitato? «Non doveva essere così, ma non avevamo più alternative ed abbiamo agito secondo la legge», dice Mazzoleni, assicurando che la gestione della Srl Vivere è stata prorogata fino al 9 ottobre e che gli ospiti devono attendersi solo ed esclusivamente miglioramenti. Ma i parenti dicono che stavano così bene i loro cari con la precedente gestione, tariffe moderate, trattamento soddisfacente. «Noi lo vogliamo eccellente. Abbiamo una storia sulle spalle ed un'esperienza lunga ed importante – prosegue Mazzoleni– non toccheremo le tariffe, con il sindacato abbiamo già parlato e oggi firmeremo il contratto, parleremo al più presto alle famiglie e ai dipendenti. Si sono trovati di fronte al fatto compiuto, li capisco, ma noi non potevamo parlarne prima, non eravamo ancora entrati. Ci siamo portati i nostri dipendenti in caso di necessità, pronti ad ogni evenienza, ma non intendiamo sopraffare nessuno». Meno di dieci giorni al cambio. Mazzoleni propone di utilizzare questo tempo per chiarire tutto e fugare ogni preoccupazione.
Maria Castelli

a.savini

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