Sabato 02 Ottobre 2010

Ecco come si mangia
al nuovo ospedale di Como

COMO - Il cibo tipico da ospedale, purè, prosciutto cotto, crescenza, formaggino, è presente sempre, ma come alternativa. Di base c'è sempre lo stesso menù dei dipendenti, quindi cibo da sani, con 40 variazioni se i medici le richiedono. Il paziente con la gamba rotta e lo stomaco funzionante mangia pasta al tonno, pasta al pesto, pasta al ragù, gnocchi, arrosto, orata grigliata e via discorrendo. Il paziente con diabete o nefropatie o senza denti, a seconda dei casi, viene servito con pasta con le zucchine, pasta al tonno o di qualunque altro tipo (frullata), tortino di patate e porri, medaglioni di merluzzo e via discorrendo.
Ora, se non basta il nome per fare una rosa, ancora meno basta la parola lasagna per essere sicuri di mangiare qualcosa di buono. Soprattutto se le cucine preparano cibo per 1.200 persone come sono pronti a fare gli uomini della Camst una volta che il nuovo Sant'Anna sarà entrato a regime (per ora sono già 400 coperti al giorno). Però i piatti vuoti sui vassoi appoggiati sulle rastrelliere della mensa parlano già da soli. Quel che c'era dentro è stato gradito e spazzolato. Le carote appena grattuggiate e ancora arancioni sono già lo specchio della cura del cibo. Tra le verdure ci sono quelle, i pomodori, l'insalata (croccante), i fagiolini. Tra le verdure calde, patate a quadrettini (qualcuno si lamenta che sono troppo crude, di sicuro non c'è l'effetto sfaldamento di molte mense).
Insieme alla carne cotta al momento alla griglia (ogni giorno cambia per i dipendenti), c'è un'insalata greca con formaggio e olive. E poi piatti di roastbeef e bresaola. Mangia in mensa pure il direttore Mentasti e riporta i piatti puliti. Quello che ha appena mangiato lui è quello che sarà portato nei reparti. Ci sono sette addette nella sala in cui vengono preparati i carrelli. Marco Germani è il responsabile della Camst che non è un nome nuovo a Como. «È lo stesso gruppo che si occupa della ristorazione del Valduce», spiega Germani. Al Valduce mangiano anche gli esterni, con un buono pasto da 5 euro, viene servito primo, secondo, contorno e caffè. Alcuni bar del centro si sono lamentati perché hanno perso clienti degli uffici vicini. «Cambia il nome della società perché noi siamo Camst e al Valduce c'è la Gsi ma la filosofia e la qualità è la stessa». «Mangiato benissimo», conferma un'addetta alla ufficio informazioni. Le cucine sono enormi. Ci lavora gente dalle 6 del mattino alle 9 di sera perché ci sono anche le colazioni e le merende da preparare. E qui la prima cosa da segnalare è la tazza che è ampia e non di quelle che ti scotti le dita che si usano da cent'anni. In compenso il caffè al bar costa un euro e viene servito nel bicchierino di plastica e qualcuno si è già lamentato (anche per i 3 euro di una granatina al caffè). Prezzi a parte, però, il bar (infinitamente più bello di quello del vecchio ospedale) è sempre affollato di gente che mangia e beve.
Se i pazienti stanno bene, comunque, possono mangiare cose speciali come risotto allo zafferno, involtini, bocconcini, stracciatella preparati dallo chef, Emilio Terza. «Noi siamo bolognesi - dice Germani -. Ci piace dare qualcosa di più della pastina. Anche il ragù, se hai problemi lo tritiamo più fine». Alla preparazione dei carrelli ci sono sette dipendenti con la mascherina, dirette da Massimo Cagliò. Il cibo, una volta messo sui vassoi, viene riscaldato o raffreddato e poi sale nei reparti. Per ora non ci sono lamentele.
Anna Savini

a.savini

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