Martedì 05 Ottobre 2010

Processi lumaca a Como
Interviene il ministero

Il presidente del tribunale di Como, Nicola Laudisio, per l'ultima volta a maggio aveva preso carta e penna e scritto al ministero della Giustizia parlando di «profondo disagio» segnalando la mancanza di personale pari al 30% il rischio paralisi e la situazione al collasso dei giudici di pace (ne restano in servizio 7 su 15, ma tra poco scenderanno a 5).
Entro la fine dell'anno, poi, se ne andranno (in pensione o in altra sede) quattro giudici della sezione civile e questo significa qualcosa come 1500 fascicoli, cioé altrettanti contenziosi, da riassegnare tra i magistrati che restano (otto su un organico di dodici) e un conseguente allungamento dei processi. A Como la durata media di un processo civile supera i tre anni e in diversi casi si arriva ai quattro. Sul fronte degli amministrativi (60 effettivi su un organico di 83) una boccata d'ossigeno arriverà nell'arco di un paio di settimane con l'entrata in servizio di 13 lavoratori socialmente utili scelti dalle liste di mobilità dell'amministrazione provinciale. Ma potranno restare in servizio per un periodo limitato e, comunque, si tratta si una soluzione tampone per evitare il collasso. Buona notizia, dei giorni scorsi, l'arrivo di un giovane sostituto procuratore, Ersilio Capone, da Imperia. I guai, però, restano e i processi diventeranno sempre più lunghi.
La situazione lariana finisce ora sul tavolo del ministro della Giustizia Angelino Alfano con una nuova interrogazione depositata il 28 settembre dal parlamentare comasco Nicola Molteni (è capogruppo della Lega Nord in commissione giustizia alla Camera) e dalla collega Erica Rivolta. Nel testo si parla di «evidente rischio di cortocircuito giudiziario».

e.frigerio

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