Lunedì 18 Ottobre 2010

Dramma alle Camelie
caso riaperto a Como

COMO - Il giudice riapre il caso della pensionata morta soffocata, poco meno di un anno fa, per colpa di un boccone di cibo ingerito mentre era ricoverata alla casa di riposo Le Camelie. Il gip di Como, Maria Luisa Lo Gatto, ha rigettato la richiesta di archiviazione del fascicolo aperto dalla procura per accertare eventuali responsabilità nella morte di Rita Lo Conte, 78enne di Fino Mornasco ospite della struttura di via Bignanico della Ca' d'Industria. E così l'inchiesta (che vede indagate tre persone, ovvero il direttore sanitario di Ca' d'Industria Raffaele Giura, il medico responsabile dell'assistenza della donna Carlo Guarisco e uno degli assistenti sanitari in servizio quel giorno, Francesco Missaglia) torna sulla scrivania del sostituto procuratore di Como Valentina Mondovì, chiamata a fare luce su una vicenda ancora avvolta - da un punto di vista clinico - nel mistero.
È il 2 novembre del 2009 quando nel reparto Ambra delle Camelie gli assistenti sanitari in servizio trovano la donna, affetta da una forma di Alzheimer in fase avanzata, riversa sulla sedia. Il personale sanitario in servizio nella casa di riposo tenta di soccorrere l'anziana, quindi viene chiamato il 118. L'équipe del servizio d'emergenza, appena giunta sul posto, riesce a liberare le vie respiratorie della donna (rimasta soffocata da un boccone di carne) e la rianima, ma i danni sono ormai gravissimi. Neppure due settimane più tardi la 78enne muore. La procura apre un'inchiesta, ma dopo circa sei mesi chiede l'archiviazione del caso.
Nei giorni scorsi il fascicolo arriva davanti al giudice delle indagini preliminari: la famiglia della donna (assistita dall'avvocato Alessandro Figini) si è infatti opposta alla richiesta di archiviazione. Opposizione accolta dal giudice. Secondo il magistrato esistono diversi aspetti della vicenda che andrebbero approfonditi. Innanzitutto quelli legati alle «prescrizioni e le cautele» nei confronti di una donna chiaramente non autosufficiente: perché i suoi pasti non erano stati frullati? Perché nessuno la stava assistendo durante il pranzo? Come mai il medico del 118 è riuscito rapidamente a liberare le vie respiratorie della donna, mentre il personale della casa di riposo non c'è riuscito? Le risposte a queste domande non necessariamente sono sinonimo di negligenza, ma secondo il giudice si tratta di aspetti da chiarire, per potere - eventualmente - archiviare il caso, come sollecitato tra l'altro dai legali degli indagati (l'avvocato Ernesto Lanni per Raffaele Giura, Annalisa Galliano per Carlo Guarisco e Stefano Lurati per Missaglia). Inchiesta riaperta.
P. Mor.

a.savini

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