Venerdì 29 Ottobre 2010

Autosilo del Valduce bocciato
dai politici come dagli architetti

Facciata del nuovo autosilo del Valduce, il dibattito si infiamma. Dopo le segnalazioni e le critiche arrivate da molti cittadini, alla vista della copertura in rame ormai ultimata sul lato di via Dante, ieri sono stati gli architetti e i politici a criticare quanto realizzato.
E tornano a galla anche i dubbi sull'altezza della struttura. Aspetto, quest'ultimo, sollevato dal presidente della commissione Urbanistica, Mario Lucini (Pd): «Dal punto di vista estetico, la facciata non mi sembra corrispondente a quello che era stato prospettato dalla commissione Paesaggio e non è un bel vedere. Erano previsti elementi di rottura della continuità della facciata, ma non ci sono. L'altra cosa che risulta discutibile - aggiunge Lucini - è che il progetto definitivo non è passato in consiglio perché ci hanno detto che nulla sarebbe cambiato rispetto a quello che avevamo visto, invece l'altezza del fabbricato supera nettamente quella degli edifici circostanti. Per non parlare della tettoia inclinata, oggettivamente bruttissima». Il presidente dell'Ordine degli architetti, Angelo Monti, è stato coinvolto in prima persona nella fase iniziale della progettazione e spiega: «Con gli architetti dello studio Castelli avevo proposto una soluzione completamente diversa, che peraltro era stata approvata una prima volta. Poi la committenza (il Valduce, ndr) ha legittimamente deciso di rivolgersi ad altri e il progetto esecutivo non è stato curato da noi. Avevamo risolto in modo del tutto differente il problema della facciata, progettando una superficie con dei telai meccanici e un rivestimento fatto di sottili lastre in pietra su pannelli alleggeriti. Inoltre, avremmo valorizzato i resti delle terme romane, con una struttura più "leggera" che avrebbe lasciato libera l'area sottostante, creando un'aula, una sorta di museo all'aperto. Avevamo previsto, infatti, una grande trave aerea a sostegno di tutto l'edificio. L'aspetto attuale non mi pare gradevole, ma è quasi banale dirlo visto che il mio progetto parla per me».

p.berra

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