Civiglio, via crucis a pezzi
L'appello: "Adottiamola"

La Circoscrizione: «Il comune non ha soldi. Meglio una sottoscrizione, come era stato fatto trent'anni fa»

Civiglio, via crucis a pezzi L'appello: Adottiamola
COMO - «1 km dal Paradiso», promette un cartello che si scorge sulla sinistra, passando in auto lungo la strada - via Ghislanzoni - che collega Civiglio con Ponzate. È posto all'inizio di un sentiero che sale in mezzo ai boschi fino alla caratteristica chiesetta di San Nicola da Tolentino. E per chi ha voglia di scarpinare, anche oltre: fino a San Maurizio e alle baite sopra Brunate.
Ma qui ci interessa il primo chilometro, perché è scandito da una di quelle testimonianze di arte e di fede che impreziosiscono il nostro territorio. Si tratta di una via crucis composta da 14 edicole a bassorilievo. Molto suggestive, ma purtroppo anche molto degradate. Soprattutto le ultime, collocate ai margini della scalinata che finisce sul sagrato di San Nicola, stridono con la facciata della chiesetta rimessa a nuovo. Una ha perso l'intonaco e sotto è riaffiorata la struttura in mattoni. In un'altra le figure scolpite risultano affette da diverse menomazioni: a una manca la testa, all'altra il braccio...
Per certo si sa che queste cappelline furono curate da un pittore e restauratore svizzero, Antonio Rinaldi, nato e morto a Tremona (1816-1875), esponente del Romanticismo, che operò tra il Canton Ticino e la Lombardia. Ma probabilmente erano preesistenti. Come la chiesetta di San Nicola da Tolentino, già edificata ai tempi della visita pastorale compiuta dal vescovo Giambattista Mugiasca nel 1768 che la cita nel suo resoconto.
I civigliesi, ma non solo loro, sono affezionati a questa via crucis, non a caso ricevette diverse segnalazioni tra i «Luoghi del cuore» censiti qualche anno fa dal Fondo ambiente italiano a livello nazionale. «Andrebbe rivalutata - osserva il presidente della Circoscoscrizione 9, Davide Gervasoni -, ma tra i mille problemi che abbiano dubito che il Comune possa darmi una mano a a sistemare questo». Un altro modo ci sarebbe. «Quando ero piccolo - riferisce Gervasoni - mia nonna mi raccontava che avevano fatto una sottoscrizione per sistemare la via crucis e anche lei, che gestiva una trattoria a Civiglio, aveva contribuito. Bisognerebbe fare qualcosa del genere». Scatta l'operazione "adotta un'edicola della via crucis di Civiglio": l'esito dipende dal buon cuore dei comaschi.
Pietro Berra

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