Sabato 20 Novembre 2010

«Le paratie sono dannose,
limitiamoci alla passeggiata»

COMO - Piove e il lago non esce. Torna così attuale l'esposto in procura degli architetti Pandakovic e Sfardini, che punta il dito proprio contro la mancato approfondimento delle cause dell'esondazione. Una relazione di nove pagine che per la prima volta è resa nota nel dettaglio e che demolisce il progetto delle paratie, rutenuto inutile nell'ottica della difesa dalle esondazioni del lago e dannoso sia per i palazzi della zona sia (soprattutto) per il paesaggio. Il tutto è sul tavolo del pubblico ministero Simone Pizzotti, ma interessanti sono alcuni dei contenuti dell'esposto («contributo di approfondimento conoscitivo», lo definiscono gli autori): «Da ricerche e documentazioni - si legge - risulta che è impossibile contenere il livello del lago entro una quota massima prestabilita. Infatti il volume di deflusso massimo (circa 900 mc/sec) non sarebbe condizionato dalle chiuse di Olginate bensì dalle arcate del ponte Azzone Visconti, a Lecco, posto molto più a monte delle chiuse e privo di qualsiasi possibilità di regolazione». «Le chiuse possono attualmente regolare il livello del Lario, portandolo anche all'esondazione in piazza Cavour, fino a quando l'apporto idrico di tutto il bacino imbrifero a monte non supera i 900mc/sec. Se l'afflusso è superiore, il lago, condizionato da questo diaframma, accumula l'acqua in eccesso e aumenta di livello». Ancora: «Alcune delle esondazioni più importanti hanno superato abbondantemente la quota di 200,30 m/slm adottata come livello massimo delle opere antiesondazione previste». Per Pandakovic e Sfardini «non ha alcun senso investire tanto denaro pubblico per proteggere senza alcuna garanzia un'area di due o tre ettari della sola città di Como» da un fenomeno «relativamente dannoso per le attività commerciali protette da apposite assicurazioni o indennizzi pubblici e già attrezzate». Quanto agli aspetti paesaggistici: «L'intervento danneggia la percezione del lago dal centro storico» e la «percezione della città dall'acqua». «Le paratie si ergono davanti alla città nel  tratto in cui questa, per secoli, “scivolava” nel primo bacino». Il lungolago diventa «elemento di frattura». «Logica e buonsenso - recitano le conclusioni - imporrebbero che si riprogettasse in modo qualificato tutto l'ampliamento del lungolago rinunciando definitivamente a qualsiasi barriera idraulica meccanica, limitandosi al generale innalzamento di circa 60 cm. della passeggiata in corrispondenza di piazza Cavour».

p.berra

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