Martedì 23 Novembre 2010

"Espulsioni e ore in coda"
L'ira funesta della Lega Ticino

COMO Diecimila frontalieri espulsi dal Canton Ticino e sei ore di coda in dogana per entrare in Svizzera: sono le ritorsioni contro l'Italia minacciate dalla Lega dei Ticinesi se il ministro Giulio Tremonti non farà un passo indietro sui paradisi fiscali. Giuliano Bignasca, leader della Lega, si rivolge ad Umberto Bossi perché convinca Tremonti alla retromarcia, «altrimenti nella palta finiranno i Comuni leghisti di confine», è il colorito linguaggio, peraltro consueto nei cugini d'Oltreconfine del Carroccio.
E' dunque conclamata l'annunciata tensione nelle zone di confine: mentre il Pd lombardo, con due mesi di ritardo, replica alla campagna «Bala i ratt» e sostiene che i frontalieri sono indispensabili all'economia svizzera, i nostri 45.000 lavoratori dipendenti e i 12.000 autonomi tornano ad essere merce di scambio. Si replica il copione già recitato per lo Scudo Fiscale, a pochi mesi dal rinnovo di parlamento e governo ticinesi, con la Lega in ascesa nei pronostici.
Il retroscena: la Svizzera è stata confermata in black list, Paesi a fiscalità privilegiata e gli operatori italiani devono fornire i dati delle imprese svizzere con le quali hanno rapporti d'affari, per intercettare giri di fondi neri. Nel frattempo, Berna non cede sul segreto bancario, però ha intrapreso accordi bilaterali con Londra e con Berlino sulla doppia imposizione fiscale: mantiene l'anonimato, tassa alla fonte i capitali esteri depositati nei suoi forzieri e restituisce il 12,50% dell'imposizione  ai Paesi di provenienza dei risparmi e degli investimenti. Tremonti si oppone a queste intese e la settimana scorsa all'Ecofin di Bruxelles non solo le ha bocciate, ma ha criticato il segreto bancario svizzero. La proposta di Bignasca, sfrondata da tutte le espressioni a forti tinte:«Gli Svizzeri riversano in forma anonima all'Italia il 12,50% degli utili delle somme non dichiarate, circa 150 miliardi di euro depositati da cittadini italiani nelle banche elvetiche. Corrispondono a 550 milioni di euro l'anno, cifre che gli esattori di Tremonti non riuscirebbero a raggranellare». E' la proposta rivolta a Bossi, perché convinca il ministro all'Economia «il quale – dice la Lega dei Ticinesi – vuol mandare in palta la piazza finanziaria ticinese e i suoi 15.000 dipendenti. Si illude che se il segreto bancario svizzero non dovesse più esistere, riuscirebbe a risanare i conti di un'Italia ormai fallita». Se la proposta non dovesse essere accettata, saranno ritorsioni. I frontalieri dovranno scendere sotto i 35.000, è il primo punto della Lega, ma è evidente che non sarà facile trovare in Lombardia 10.000 posti di lavoro e, in più, la disoccupazione non è pagata dalla Svizzera, ma dall'Inps. Triplo danno: diminuirebbero, di conseguenza, i fondi di ristorno per i Comuni che vivono di questo tipo di risorse. E per gli altri,sei ore di coda, minaccia la Lega. E come si fa? Si applicano i controlli: la libera circolazione vale, infatti, solo per le persone e non per le merci. Un'idea che, peraltro, ha un precedente: ai confini con la Germania, erano stati istituiti  controlli sistematici, sette o otto anni fa. Si crearono trenta chilometri di coda a Basilea e dintorni, un'emergenza internazionale. La prospettiva che succeda a Chiasso è da brividi, ma sarebbe un'arma di quella «guerriglia permanente» italo-svizzera di cui parla la Lega che non assegna importanza all'incontro, la settimana scorsa, tra una delegazione svizzera e il ministro all'Industria, Paolo Romani, per discutere dei problemi degli operatori economici. «Il problema - dicono i leghisti del Canton Ticino - è che Tremonti ha carta bianca».
Maria Castelli

a.savini

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