Giovedì 25 Novembre 2010

Il sindaco difende la casta:
spartirsi le poltrone è giusto

COMO Gettoni e stipendi di chi siede nelle società partecipate? «Non sono assolutamente troppo alti né sproporzionati». La spartizione dei posti decisa dai partiti? «Giustissima». Di più: «Dev'esserci corrispondenza tra chi governa e chi opera nei vari consigli d'amministrazione». Il sindaco, Stefano Bruni, non ha nulla da eccepire sul “carrozzone” (19 aziende in cui figurano come soci Comune e Provincia, 1.830 dipendenti e un costo superiore ai 5 milioni l'anno) al centro dell'inchiesta de La Provincia. Anzi: «Sono discorsi di demagogia pura». Bruni la vede così: «I compensi non sono alti né sproporzionati rispetto alle dimensioni e all'importanza delle aziende e anche alle responsabilità che si assume chi ne fa parte. Quando ero consigliere di Serravalle c'era una procedura nei confronti degli amministratori precedenti e hanno dovuto pagare molto più di quello che avevano incassato, perché avevano vigilato in modo non adeguato su quello che faceva l'amministratore delegato. In quelle aziende c'è una latente responsabilità pericolosa. Enerxenia, Comocalor e le altre? Ci sono compensi modestissimi, prende 12mila euro lordi un consigliere di Enerxenia. Non ci sto a questo discorso». Quanto alle nomine decise dalla politica con il “bilancino”: «Sono favorevolissimo al manuale Cencelli, è l'unico democratico. Altrimenti restano i tecnocrati che non rispondono a nessuno, solo a loro stessi e mettono in tasca fino all'ultimo euro, senza ridistribuire neanche un po' di ciò che imparano in quei posti. Ed è giusto che ci sia una corrispondenza tra chi governa e chi siede nei Cda, mentre l'opposizione deve controllare. Il tema su cui è giusto incalzare la politica, semmai, è la qualità delle persone. Anche se non vedo in giro degli Einstein. Se ci sono, segnalateli». Restando in tema di soldi pubblici, il sindaco boccia l'idea avanzata dalla Lega di tagliare del 25% i gettoni dei presenza per i consiglieri comunali: «Non condivido questo percorso, aggiunge solo demagogia, fa ridere. Mi sembra più sensato che i consiglieri si dotino di un codice deontologico sull'uso delle serate consiliari. Se si fanno 5 consigli in meno è come ridurre del 10% il gettone. Si diminuiscono i costi e aumenta al contempo l'efficienza. I gettoni sono già molto bassi (70 euro lordi a seduta, ndr), sono oggettivamente una miseria per chi è serio nel fare il suo lavoro. Il segno di moralità si dà tagliando i consigli. Piuttosto introduciamo un meccanismo per cui conta anche quanto si sta in aula, mentre oggi qualcuno arriva, fa l'appello e va via. Per fortuna la maggior parte non si comporta così, ma certi meccanismi correttivi possono essere inseriti. Il consigliere Supino ha proposto l'appello a fine seduta? Non è lo strumento migliore, ma qualcosa si può studiare. Anche sul tempo degli interventi in aula: non possono parlare tutti per 15 minuti a testa, dicendo le stesse cose. Ciascuno si metta un freno, visto che non possiamo imporlo e non c'è accordo su un nuovo regolamento. Bisogna chiedere ai consiglieri di lavorare bene, non criticare il fatto che prendono 70 euro lordi. Anche perché, se si scende a 50 euro, basta fare un consiglio in più e si spende quello che si era tagliato». Lo stesso Bruni, però, ha dato via libera al taglio del 25% sulle indennità di assessori, presidente del consiglio e dello stesso sindaco, chiesta dai “ribelli” nella trattativa delle scorse settimane: «Per la giunta la riduzione ci può stare (la delibera sarà pronta la settimana prossima, ndr), in un momento di crisi e all'interno di un piano di risparmio generale come quello siglato. Siamo già sotto l'importo minimo e scendiamo ulteriormente, ma va bene. Il mio stipendio? Cinquemila euro lordi al mese, una cifra che reputo profondamente sbagliata. Io ho la fortuna di vivere di altro, ma è davvero troppo poco. Con il taglio appena deciso e calcolando le tasse arriverò a 1.800 euro netti al mese».
Tornando alle società partecipate, Bruni replica a muso duro anche al presidente di Csu Mariano Montini, che aveva parlato del rischio “cattedrale nel deserto” per l'autosilo Valmulini (ingressi calati del 90% dopo il trasloco del Sant'Anna): «Csu deve fare proposte, non può solo lanciare allarmi. Mi aspetto che non siano dei passacarte. La struttura può diventare un parcheggio di interscambio, se c'è un sistema tariffario in città che penalizza la sosta medio-lunga. Ma poi serve un cambio di mentalità della gente. Non abbiamo la bacchetta magica. Per il periodo natalizio, comunque, faremo in modo che una famiglia possa parcheggiare e prendere il bus pagando in tutto 2,50 euro, senza limiti di tempo».
Michele Sada

a.savini

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