Lunedì 06 Dicembre 2010

Piace ai lavoratori
il premio anti malattia

BULGAROGRASSO I lavoratori Polti dicono “sì” al bonus in busta paga a chi si ammala meno. Al referendum hanno partecipato 119 su 160 presenti: favorevoli 95 (82,6%), contrari 20 (17%), curiosamente lo stesso numero degli iscritti alla Fiom Cgil; nulle 4 (1%).
Nell'accordo (che sarà siglato oggi) è previsto che chi non supera il tetto dei 15 giorni all'anno di assenza per malattia in busta paga a fine anno potrebbe trovarsi fino a 1.800 euro in più. Cifra che diminuisce progressivamente all'aumento dei giorni di assenza dal lavoro, fino ad  azzerarsi per chi super ai 60 giorni. Previsto inoltre l'aumento dei part-time; un sistema di rilevazione e misurazione della professionalità; percorsi di stabilizzazione dei lavoratori con contratto a termine.
Condivisa, dunque, dalla maggioranza dei lavoratori la ricetta anti-assenteismo contenuta nel nuovo contratto. «Fenomeno -spiega il responsabile delle risorse umane Daniele Casali - su cui incidono le assenze fisiologiche di breve e media durata, non quelle lunghe: due casi in tre anni, non legati a malattie professionali». Tesi contestata dal segretario della Fiom Giuseppe Donghi: «In Polti l'assenteismo fisiologico è nella media, preoccupanti sono le lunghe assenze dovute a patologie legate alle condizioni di lavoro. L'azienda solleva un problema vero rispetto all'assenteismo, ma poi sbaglia la soluzione, perché non si penalizzano i lavoratori. Pur rispettando la decisione dei lavoratori, manteniamo il nostro giudizio negativo sul meccanismo di calcolo del premio di risultato che penalizza anche chi si assenta per pochi giorni. Non firmeremo l'accordo separato, ci impegneremo affinché l'azienda modifichi la propria posizione». Il responsabile del personale, nel sottolineare che «i lavoratori Polti non sono lavativi», aggiunge: «Ritenendo utile mantenere il miglior assetto possibile tra competitività aziendale ed esigenze personali di una popolazione ampiamente femminile (105 su 236), l'azienda si è impegnata ad agire con interventi immediati sull'organizzazione del lavoro (part-time in produzione e orario flessibile per gli impiegati), e con un percorso condiviso di analisi volto a verificare la realizzabilità di ulteriori soluzioni migliorative. E' stato formalizzato un sistema di valutazione per gli operatori di produzione che, in ragione di determinati livelli di responsabilità tecnico-funzionale, polivalenza, assiduità al lavoro e capacità/disponibilità d'apprendimento, genererà una prestabilita revisione inquadramentale o retributiva. Il premio di risultato sarà determinato, oltre che dal grado di raggiungimento di obiettivi collettivi, anche dall'applicazione di moltiplicatori individuali. Il premio verrà ripartito su ciascun lavoratore in ragione dell'effettiva presenza individuale, mentre una quota degli importi non erogati ai lavoratori più assenti sarà ridistribuita ai lavoratori con bassa percentuale di assenza, facendo del premio un vero e proprio strumento di condivisione dei risultati aziendali». Soddisfatto dell'esito del referendum il segretario della Fim Cisl, Alberto Zappa: «Un risultato e un consenso importante che riceviamo con responsabilità, consapevoli che gli accordi sono un punto di arrivo e ripartenza». «Sappiamo quanto sia importante conciliare i tempi della fabbrica con la cura della famiglia (figli e genitori). Aumentando al 25% i part-time (20% orizzontali e 5% verticali) e prevedendo interventi sull'organizzazione del lavoro la vita in fabbrica sarà meno dura».«Con il vecchio sistema del premio di risultato, venivano solo penalizzate le assenze. Per il futuro viene premiata la partecipazione all'attività produttiva». Non ci si può non occupare di produttività e competitività salvo poi piangere quando le aziende scelgono la via della delocalizzazione». Non è questo il caso della Polti che negli ultimi tre anni ha affrontato un processo d'internazionalizzazione e sviluppo di nuovi prodotti, senza fare un'ora di cassa integrazione. Alla fine un messaggio più "politico" ai metalmeccanici della Cgil. «Il referendum è l'espressione dei lavoratori. Decida la Fiom se essere coerente con quello che afferma a livello nazionale e locale, ovvero che il voto dei lavoratori è vincolante».

f.angelini

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