Lunedì 20 Dicembre 2010

Troppo mattone a Como
urbanisti contro il Comune

COMO Troppo cemento in arrivo, troppo in ritardo il Pgt. Dopo il presidente della commissione Paesaggio Fulvio Capsoni e l'assessore all'Edilizia privata Maurizio Faverio, ora sono architetti e urbanisti a rilanciare l'allarme per la maxi colata che rischia di abbattersi sulla città, complici i 59 piani attuativi previsti dal piano regolatore (23 già depositati), per un totale che sfiora i 900mila metri cubi (51 piani su 59 riguardano residenze).
«Si tratta di un tema cruciale per il futuro della città, il Comune dovrebbe fare chiarezza ed essere più trasparente, confrontandosi con la cosiddetta società civile - commenta il presidente dell'Ordine degli architetti, Angelo Monti - La programmazione prevista dall'attuale piano regolatore contiene un numero certamente eccessivo di piani attuativi. Il disegno della città - prosegue - dev'essere fissato con principi generali e poi tutto va commisurato alle reali esigenze, non ci possono essere piani attuativi fine a se stessi né si può accettare l'invasione di cemento che si prospetta. Lo sviluppo della città, insomma, va controllato. Se non abbiamo il Pgt, però, tutto diventa incontrollabile. Siamo nella situazione di una partita di calcio giocata senza l'arbitro, è ovvio che si crei il caos. Il ritardo accumulato nella predisposizione del Pgt è grave e crea molti problemi. Sicuramente - spiega Monti - l'operatore che ha un diritto si aspetta di poterlo esercitare, ma l'amministrazione pubblica deve fare in modo che questo si concili con l'interesse della collettività. Bisogna bilanciare queste due esigenze ed è grave se viene meno questo lavoro».
Angelo Caruso di Spaccaforno, docente al Politecnico e direttore del centro studi “Polis Maker” di Como, sottolinea: «Il Piano di governo del territorio è fondamentale perché fornisce indicazioni di tipo strategico e fa in modo che la città non si sviluppi per parti. Se manca una visione strategica unitaria, ci si ritrova con i piani presentati dagli operatori che agiscono su singoli pezzi della città. Limitandosi agli accordi di programma, si rischia di dare il via libera a interventi che non rientrano in un disegno complessivo. La cattiva applicazione del principio di negoziazione tra pubblico e privato è legata proprio a questa mancanza di una visione strategica. In questo senso dico che bisogna accelerare con il Pgt. Si parla tanto di urbanistica partecipata, poi però nei fatti non si realizza».
«Le cubature previste - continua il docente del Politecnico - sono senza dubbio eccessive e, vista l'assenza di domanda, rischiano di non trovare una collocazione sul mercato. Non si interpretano così le esigenze dei cittadini, che chiedono altro».
Darko Pandakovic, architetto paesaggista, nota: «Siamo arrivati alla follia totale, anche perché a Como abbiamo il 25% di sfitto e invenduto. L'edilizia come bene rifugio non funziona più, gli operatori forse non l'hanno colto ma il problema è l'amministrazione pubblica: cosa fa? Sta a guardare? Il ritardo del Pgt è molto grave e viene il sospetto che si tratti di una precisa scelta, a questo punto».
L'architetto comasco lancia un allarme molto chiaro: «Mentre aspettiamo che il Pgt sia pronto, assistiamo a questo affannarsi per acquisire il diritto di cementificare e far muovere le ruspe tra qualche tempo. L'amministrazione - conclude Pandakovic - non capisce o fa finta di non capire, l'atteggiamento è quello di chi è arrivato a fine corsa e ormai lascia che si arraffi tutto quello che c'è da arraffare».
Michele Sada

a.savini

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