Domenica 02 Gennaio 2011

Il vescovo: "Crollo di nascite
Un suicidio collettivo"

COMO Il rischio di un capodanno con l'amaro in bocca. Il vescovo Diego Coletti ha deciso di lanciare la sua sfida, di far balenare dal pulpito le immagini di un'umanità calpestata, sofferente, disperata. «Lasciatemi elencare alcune situazioni, alcuni dati... Ancora quest'anno in Italia sono stati registrati 150mila aborti, secondo una media costante negli ultimi anni, e il tasso di natalità delle donne in età feconda presenti nel nostro paese comprese le irregolari, è sceso a 1.19, uno dei tassi più bassi del mondo». Un dato che solo 20 anni fa era tre volte più elevato e che il vescovo di Como ha indicato con allarme non prioritariamente per la valenza morale, ma per  il tragico scenario che si profila e che il Papa aveva tempo fa sintetizzato nell'espressione «suicidio demografico». «Mettiamo da parte l'aspetto morale, e chiediamoci che cosa sarà del 2011 e del 2012 del 2020...», ha suggerito Coletti lasciando intendere che sarebbe stato insensato un augurio per l'anno nuovo senza preventivare un bagno di realismo, e senza rimettere in gioco il desiderio e la volontà di un cambiamento, di un bene e una speranza da resuscitare.    
Il tradizionale rito del 31 dicembre in duomo era iniziato con «un saluto cordiale» del vescovo alle autorità, numerose, a cominciare dal prefetto Michele Tortora e dal sindaco di Como Stefano Bruni al vicepresidente della Provincia Paolo Mascetti, a rappresentanti di istituzioni, enti e associazioni, accomodati ai primi banchi.
«Un Dio che viene nel tempo, ci chiede di essere attenti a questa dimensione della nostra vita che si dipana giorno dopo giorno, ora dopo ora...», ha quindi suggerito Coletti sottolineando il contrasto fra un tempo «vuoto», inconsistente, sprecato inseguendo desideri angusti e un tempo «pieno» che prende forma nell'adesione al Dio che si fa carne, che si fa incontrare da chi lo riconosce con umiltà e docilità nei fatti della vita, persino nelle infedeltà e nei tradimenti. «Potrei finire qui la mia omelia» aveva affermato. In realtà la sua riflessione si è articolata in una serie di argomenti spinosi e inquietanti inerenti: «Un terzo dei morti nelle carceri italiane, circa 170 ogni anno, sono morti per suicidio» ha ricordato puntando qualche istante i riflettori sulla funzione rieducativa della pena per lo più disattesa data l'altissima percentuale di detenuti recidivi attorno all'80%. Ha poi parlato di 13 guerre in corso nel mondo, di bambini soldato, dei 140 profughi somali rifugiati in Italia in condizioni disumane. E il Te Deum è risuonato come una implorazione al cambiamento come la possibilità di «donare se stessi perché su questa terra ci sia qualcuno in meno che soffre - questo l'augurio del vescovo - e qualcuno di più che spera e si senta amato».
Laura d'Incalci

a.savini

© riproduzione riservata