Venerdì 21 Gennaio 2011

Libreria Meroni all'ultimo capitolo
"Stavolta si chiude per sempre"

COMO Ha un nome desueto e delizioso, Florindo, come desueta (ma per chi la svolge deliziosa) è la sua professione: libraio. Libraio di una piccola bottega, di una delle ultime librerie indipendenti che esistono a Como. Ma, purtroppo, la Meroni cesserà di esistere con la fine di aprile: dopo avere festeggiato i 50 anni di attività nel 2008, sopravvissuta a uno sfratto e a uno spostamento che rischiava di farla scomparire proprio grazie alla tenacia di questo giovane appassionato e della sua compagna Luisa, oggi è costretta a issare la bandiera bianca. «Mantenere un negozio in Città Murata ha costi elevatissimi - spiega Florindo Bidoia - Como è piccola, gravita su Milano, il futuro è indirizzato sempre più verso le librerie di catena», ci sono tanti fattori, insomma. Lasciamo stare, almeno per ora, l'e-book (quello, semmai, darà filo da torcere a tutti, grandi e piccoli, se prenderà piede). Quando si parla di grande distribuzione, poi, bisogna pensare anche a quei posti dove non si dovrebbero trovare i libri, come i supermercati, che offrono sconti del 15, anche del 20% sul prezzo di copertina di un nuovo best seller (ci sono solo quelli), soddisfacendo il bisogno dei lettori casuali che, così, non sono più tentati di frequentare quei luoghi dove si vende - che pretesa! - cultura, un genere di sostentamento molto più necessario di quanto si creda ma, evidentemente, destinato a sparire, le librerie come quei piccoli negozi artigianali che vendevano quegli oggetti che, oggi, si trovano a stento dopo un chilometro di percorso obbligato tra bancali asettici. Lo sbarco in città di nuove, grandi librerie ha danneggiato? «C'è il libero mercato - commenta Bidoia - A me non interessa parlare male di qualcuno, preferisco parlare bene di chi continua a operare in piccolo, con passione». E snocciola l'elenco degli indipendenti rimasti: la Mentana, la Libreria dei ragazzi, la Plinio il Vecchio, Mélos, Graffiti, Andreoli, Dominioni, concorrenti - colleghi - amici che Florindo e Luisa hanno imparato a conoscere durante iniziative come la Fiera del libro. Loro due sono riusciti a farsi apprezzare per la loro cortesia, la disponibilità e la passione. E quando si pensa a Meroni ci sono anche altri volti che vengono alla mente: «Bisogna ringraziare per tutto quello che hanno fatto i fratelli Liliana e Roberto Marelli - precisa Bidoia - oltre, naturalmente, a Giovanni Grignola, lo storico direttore». “Il Giovanni” se lo ricordano tutti e lui è lì: non passa comunque giorno che non faccia una capatina da quelle parti. «Abbiamo aperto il I dicembre 1958 - ricorda, in via Ballarini», poi c'era stato lo spostamento in un'ottima posizione, in via Vittorio Emanuele II. Lo sfratto, infine, e un'autentica campagna per salvare la Meroni che, una decina d'anni fa, aveva trovato una sua nicchia, sempre in quella strada ma assai meno visibile, per sopravvivere. Da cinque anni Luisa e Florindo se ne occupavano con dedizione. Nei prossimi giorni inizieranno le promozioni, già con questo week-end, prima della serrata definitiva, prevista per fine aprile. Si chiude una pagina, se ne chiudono tante quanti sono i libri che, in questi cinquanta e più anni, la Meroni ha messo davanti agli occhi dei comaschi.
Alessio Brunialti

a.savini

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