Sabato 22 Gennaio 2011

E' morto Silvio Berlusconi
omonimo del premier

PLESIO Si chiama "Silvio Berlusconi",l'operatore tessile 57enne di Veniano(CO) che, nella prima mattinata odierna, nel corso di una escursione al rifugio Menaggio nell'alpe denominata "Forcoletta", ha perso l'equilibrio scivolando su un lastrone di ghiaccio e rovinando a valle per circa 30 metri. A seguito della caduta, che è stata fatale, riportava trauma cranico e toracico. La salma è stata recuperata dall'elisoccorso 118 di Como; intervenivano anche i Carabinieri della Stazione di Menaggio che, su disposizione del magistrato di turno,facevano trasportare la salma all'ospedale S.Anna di Como per l'esame autoptico.
(I DETTAGLI DELLA NOTIZIA SU "LA PROVINCIA" IN EDICOLA DOMENICA 23 GENNAIO)

Ecco un'intervista sulla curiosa omonomia rilasciata a "La Provincia" nel 2006.
VENIANO Voluttuoso giocare in equilibrio sul filo dei paradossi verbali, quando l'omonimia è illustre e la vocazione opposta. «Ho perso le elezioni», esulta il Silvio Berlusconi locale, prestandosi lieto allo scherzo. Differente in tutto tranne che nel nome, il Berlusconi di Veniano sperava però in una disfatta. «Si badi, la sconfitta di chi porta il mio nome».
Destino di chi, dal Cavaliere di Arcore, non fa che allungare le distanze, anche quando sembrano accorciarsi. «Presidente operaio? Qui, di Silvio Berlusconi operaio ci sono solo io», dice divertito, 52 anni e una ventina trascorsi alla tessitura Fiorete di Fino. Sguardo mite e carattere schivo, fede interista e avversione alle telecamere, di votare la destra non ha mai fatto pensiero.
«Ho sempre gravitato intorno all'area socialista - spiega Silvio - L'avvento di Forza Italia ci ha spinti a diventare comunisti». «A essere precisi, ammiro Fassino», però aggiunge: «Prodi va bene, l'ho scelto alle primarie».
Silvio Berlusconi è un elettore puntuale, perché «il voto è un gesto civile e democratico». Però non cede alle lusinghe: «I "No Euro" volevano mi candidassi al parlamento, poi a sindaco di Milano, ma è sbagliato ingannare la gente», aggiunge, confessando come e perché abbia declinato. Più consono al suo temperamento restare in ombra, senza però sconfinare nell'indifferenza indolente. «Mi informo dai giornali, vedo i tg. Leggo la Provincia, Repubblica.
Il Tg4 lo guardiamo insieme in famiglia, per sorridere». Figlio più grande permettendo, quando non è impegnato in università, con buona pace del Cavaliere.
«Perché non dare pari opportunità al figlio dell'operaio e del professionista? Che cosa vorrebbe, tornare indietro di trent'anni? A quel tempo, se volevi studiare e non avevi possibilità, dovevi entrare in seminario». A lui non rimase che frequentare i corsi di applicazioni tecniche, per avviarsi al lavoro.
Se gli chiedi se vorrebbe cambiare nome, perché Silvio Berlusconi è davvero impegnativo, risponde: «Perché io?». Intanto, però, ha dovuto togliere il nominativo dall'elenco telefonico, se prenota il ristorante lascia il cognome della moglie, con la corrispondenza capitano gli scambi di persona. «Una volta ricevetti una richiesta di aiuto economico dall'Argentina.
La rispedii ad Arcore. Se invece non è nulla di importante, cestino». Sorte toccata anche a “La vera storia italiana”, per altre e ovvie ragioni.
All'ex presidente, dice, nulla invidia. «Non penso che lui sia più felice di me». L'altro a lui, forse, l'altezza: «Io sono 1.92». I capelli non più: «Adesso sono cresciuti anche a lui». E se dovesse passare un giorno da capo del governo. «Mi devo comportare come lui?». Come crede. «Allora rinuncio». Un consiglio al Cavaliere. «Vorrei che fosse onesto». L'onestà paga, in politica? «Magari non lascia arrivare a certi livelli».

f.angelini

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