Domenica 30 Gennaio 2011

Stranieri, la videoinchiesta 
Tremila bussano alla porta

COMO «Vengo dall'Ucraina, da una città che si chiama Cernivci. Ho 24 anni e sono qui in Italia da cinque. Vivere non è facile. Soprattutto senza permesso di soggiorno. Se i carabinieri ti fermano finisci subito in caserma. Si vive nella paura. Quando vedo la polizia cambio subito strada...».
«Ci sono settimane in cui lavoro, altre in cui non faccio nulla. Se c'è un lavoro, posso darmi da fare anche più di dieci ore al giorno. Ma ci sono giornate in cui non faccio nulla. Mi aiuta un po' mia madre, che vive qui con me. Con quello che guadagno pago l'affitto, un po' da mangiare e qualche vestito ogni tanto. Il mio sogno è quello di restare, con un permesso di soggiorno, i documenti in regola e un posto di lavoro fisso. In Ucraina non c'è nulla. E io non ci voglio tornare...»
«Mi piace giocare a pallone. Tifo sempre Italia, tranne quando gioca con l'Ucraina. Vado spesso a giocare, almeno due volte a settimana. Faccio lo straniero in una squadra di italiani. Ho giocato anche ieri sera. Ho segnato un gol e ne ho sbagliati tre».

Miro è uno dei tantissimi stranieri «sans papier» che vivono nella nostra provincia. Due giorni dopo aver parlato con La Provincia (la scorsa settimana) è incappato in un controllo della polizia, che dalle parti di Casate lo ha fermato, identificato, in altre parole "scoperto". Deve andarsene via dall'Italia, abbandonare i suoi saltuari lavoretti da muratore e tornarsene nella sua citta, quella in cui «non c'è nulla». Nelle stesse condizioni di Miro, cioè come lui relegati ai margini della comunità, si nascondono, secondo una stima del coordinamento lavoratori stranieri della Cgil (il Clas), circa tremila lavoratori, distribuiti dall'alto lago alla bassa. La maggior parte di loro, Miro compreso, spera di ritagliarsi un posto al sole con il nuovo decreto flussi, lo strumento attraverso il quale il governo intende rispondere a milioni di richieste di ingresso in Italia e in Europa dai paesi extra Ue. Ma non sarà facile, per nessuno. «Ci sono molte sacche di lavoratori in nero - spiega Ardjan Pachrami, che del Clas Cgil è il coordinatore - Si tratta di gente che spesso vive nelle nostre case, al nostro servizio, gente che non può e non deve fare paura e che non merita l'etichetta di "clandestino". Lavorano per noi, spesso curano i nostri anziani, si danno da fare nei cantieri, nelle fabbriche. Il decreto flussi 2011 è ipocrita. Il governo vorrebbe credere che un artigiano o un piccolo imprenditore presenti domanda per poter assumere un lavoratore che si trova all'altro capo del mondo senza neppure mai averlo conosciuto».

Il meccanismo è già stato sperimentato, in passato, con la sanatoria per le cosiddette "badanti". Il candidato all'ingresso in Italia deve trovarsi al suo paese di origine e venire contattato dal suo futuro datore di lavoro, che dovrà formalizzare un contratto di assunzione a distanza. Alla fine dell'iter, il ministero provvederà al rilascio di un permesso attraverso l'ambasciata, il consolato o la sede diplomatica di riferimento. In altre parole, Miro dovrà tornarsene a casa e cercare di essere contattato e assunto dal titolare di una impresa edile comasca che gli offra un posto di lavoro. «Altri paesi hanno fatto scelte diverse - spiega Anna Spazzi, punto di riferimento dell'Eda, la scuola di italiano per stranieri - Certificano le proprie necessità stilando elenchi e liste presso le proprie ambasciate. È un modo per avere più chiaro quali siano le figura professionali che possono servire in patria: ingegneri, operai, badanti... A quel punto i candidati ottengono il permesso di soggiorno a seconda del fabbisogno».

Domani mattina alle otto scatta il «click day», la procedura telematica che consentirà di ottenere l'ingresso in Italia. Toccherà ai datori di lavoro collegarsi al sito del ministero. La velocità è tutto, perché saranno accolte le domande che arriveranno prima al «cervellone». In coda c'è anche Miro. I suoi sogni, e quelli di tanti stranieri come lui, sono chiusi in un mouse.
Stefano Ferrari

a.savini

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