Mercoledì 02 Febbraio 2011

Urla, insulti e caos
in consiglio comunale

COMO - Urla, insulti e caos in consiglio comunale. La seduta di lunedì sera si è conclusa nel peggiore dei modi, con oltre un'ora persa in durissimi scontri verbali e polemiche. Un “teatrino” poco edificante, che ha visto protagonisti inizialmente il consigliere Alessandro Rapinese (Gruppo misto) e l'assessore all'Ambiente Diego Peverelli (Lega), poi - molto più a lungo - lo stesso Rapinese e il vicepresidente del consiglio Bruno Saladino (Pd). Ma nel mirino è finito anche il presidente, Mario Pastore (Autonomia liberale). La serata degenera poco prima delle 23. Rapinese sta intervenendo sulla delibera in discussione (risparmio energetico) e chiama in causa Peverelli, ricordandogli - in modo provocatorio - la presenza ai giardini di via Vittorio Emanuele di due cestini per l'immondizia a forma di orsetto, che i bambini scambiano per giocattoli. «L'ho segnalato - dice Rapinese - e l'assessore mi ha risposto che non aveva tempo per queste cazzate». Peverelli va su tutte le furie, sbraita e chiede (fuori microfono) a Saladino, che sta presiedendo i lavori, di poter intervenire per «fatto personale». Il regolamento prevede infatti la possibilità di ottenere la parola per replicare a chiunque citi «fatti ritenuti non veri o opinioni e dichiarazioni diverse da quelle realmente espresse». E proprio su questo punto si paralizza - incredibilmente - il consiglio. Peverelli tuona: «Rapinese non sa fare altro che offendere, dicendo falsità. Io non ho la pazienza del sindaco. Gli avevo risposto semplicemente che i bambini non sono al parco da soli ed è quindi compito dei genitori far capire che sono cestini». Rapinese vuole controreplicare, sempre per «fatto personale». Ma Saladino non ci sta e si scatena la bagarre. «Non può parlare nella maniera più assoluta, altrimenti si innesca un processo senza fine!». Rapinese, fuori microfono: «Devi farmi parlare!». Saladino: «Se i toni sono questi, sbagli interlocutore, giovanotto!». Rapinese: «Giovanotto lo dice a suo figlio. E se non sa fare il suo lavoro vada a ripetizione. Peverelli ha detto che io dico falsità, ho il diritto di replicare. Tra l'altro l'assessore non ha chiesto a microfono di poter parlare». Saladino: «Drammatico ma vero. Ma si sieda o devo farla sospingere fuori dall'aula!». Rapinese insiste. Saladino: «Non può parlare!». La pensa diversamente Vittorio Mottola (Pd, stesso partito di Saladino): «Ha il diritto di parlare perché ha subito delle ingiurie, lei vicepresidente non sa gestire l'aula». Supino interviene sulla delibera e attacca a sua volta Saladino: «C'è troppo caos in aula, Pastore mi tutela di più». Saladino: «Se il tenore della serata è questo, me ne vado». Raggiunge il suo posto tra i consiglieri e a presiedere torna Pastore. Rapinese? Chiede di nuovo di parlare. Pastore: «Non ero presente, non so cosa sia successo». E dà la parola a Rapinese (scatenando altre proteste), che definisce «scandaloso il comportamento del vicepresidente». Ora è Saladino a voler parlare e attacca Pastore: «A che titolo ha parlato Rapinese? Troppo comodo dare la parola a tutti! Rapinese ha fatto a pezzi le regole del dibattito in questa assemblea». Rapinese - sembrerà incredibile - chiede il «fatto personale». Pastore dice no. Intanto volano accuse tra Saladino e Rapinese (il primo grida «buffone», il secondo «fascista»). Claudio Corengia, capogruppo Pdl, si rivolge a Pastore: «Il vicepresidente legittimamente ha rifiutato una richiesta. Il discorso era chiuso. Quindi lei ha commesso un abuso nel dare la parola a Rapinese. Solidarietà a Saladino». Alle 23, 45 - per non farsi mancare nulla - Serrentino (Pdl) chiede la verifica del numero legale. Poi, vista l'ora (23,49), Pastore scioglie la seduta. Nella serata degli scontri, l'ultimo avviene, poco dopo, tra… due auto. Proprio Pastore centra, in retromarcia, la macchina dell'assessore Etta Sosio.
Michele Sada

p.berra

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