Mercoledì 02 Febbraio 2011

Torna l'influenza suina
e uccide tra Como e Milano

COMO - «Il virus influenzale A/H1N1v continua ad essere il predominante nell'area sorvegliata, sebbene virus influenzali di tipo B e virus influenzali A/H3N2 stiano circolando insieme»: lo segnale «Influnews», il bollettino dell'influenza relativo alla Regione Lombardia, redatto in collaborazione con la sezione di virologia dell'Università degli Studi di Milano e il Centro Interuniversitario di ricerca sull'influenza e sulle infezioni virali.
È il virus della «febbre suina» che nel 2009 aveva suscitato l'allarme - pandemia, milioni di vaccini prodotti, corsa all'accaparramento di Tamiflu, dalle zone di confine verso la Svizzera, previsioni di fabbriche e servizi fermi perché gran parte della popolazione ne sarebbe stata colpita. Apocalisse smentita dai fatti, ma un nostro concittadino segnala che forse era ed è il caso di non abbassare la guardia: «Recentemente, ho perso mio cognato, 53 anni, residente a Milano, per l'H1N1 - dice - È successo all'ospedale San Gerardo di Monza. Mi hanno spiegato che questo virus apre la porta di altre patologie. Ma perché non se ne parla più, se c'è?». Nessun allarmismo, dicono i medici, proprio nessuno. Come per ogni virus influenzale, sono pericolose le complicanze e l'H1N1 è rischioso in persone già colpite da altre malattie. Del resto, in persone già fragili, depresse dal punto di vista immunitario, qualunque virus o batterio può provocare danni e danni seri. «Nessun'emergenza, nel Comasco», sottolinea il Dipartimento di prevenzione della Asl che sta elaborando gli ultimi dati locali, ma non ha segnali di anomalie. La Regione ha fornito i dati della terza settimana di gennaio 2011: «I medici - sentinella, preposti a segnalare le patologie sul territorio, hanno inviato 63 tamponi orofaringei per la sorveglianza virologica dell'influenza. Di questi, 40 sono risultati positivi per virus influenzali. In particolare, 29, il 73% sono risultati positivi per A/H1N1v, il 7% per A/H3N2 e il 20% per virus influenzale di tipo B». La percentuale del virus della febbre suina è in crescita, come è in crescita l'influenza, perché questo è il periodo di picco. Ma finiscono all'ospedale i casi di complicanza. Il ceppo virale, spiegano gli esperti, non è mutato rispetto agli inverni precedenti, non è diventato più aggressivo. A livello nazionale, il valore dell'incidenza dell'influenza è del 7,52 per ogni mille assistiti, aumenta nell'età pediatrica; rimane stabile nei giovani adulti e negli ultra64enni. «Nulla di diverso dalla solita influenza con la quale siamo ormai abituati a convivere», affermano gli operatori sanitari.
Maria Castelli

p.berra

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