Venerdì 18 Febbraio 2011

A Como un collegio
per studenti con lode

COMO - Volete vedere il futuro degli atenei di Como? Digitate www.collegiodimilano.it. È il modello di struttura che punta a realizzare Univercomo per rilanciare il capoluogo lariano come città universitaria: un minicampus dove accogliere 100 studenti eccellenti dall'Italia e dall'estero, mettendo a loro disposizione non soltanto camere e sale studio, ma anche un percorso formativo che affianca e approfondisce i corsi curricolari.
Il collegio è anche la risposta (concreta) del presidente del consorzio che raggruppa enti locali, associazioni di categoria, sindacati e banche, a Giulio Casati, il padre dell'università comasca, che l'altro ieri aveva paventato il rischio di perdere l'occasione di fare di Como una città universitaria, invitando gli enti locali a farsi carico direttamente l'ateneo, senza più delegare Univercomo. «Como deve molto a Giulio Casati - premette Giacomo Castiglioni - perché assieme a Francesco Casati ha dato alla città e al territorio una grandissima opportunità: il pensiero dell'università. Il riconoscimento di questo aspetto credo sia prioritario. Ma l'idea di università che Giulio Casati aveva 20 anni fa è rimasta tale nella sua mente e le lamentazioni che fa, sono la conseguenza del constatare che il suo progetto non si è avverato». «Non mi sembra molto obiettivo - continua Castiglioni -. Dimentica alcune cose: innanzi tutto che oggi, a Como, abbiamo due università, Politecnico e Insubria».
A dire il vero, l'altro ieri Casati ha fatto un passo avanti rispetto all'idea originaria di un'unica, grande Università degli studi di Como. Dato definitivamente per morto questo sogno, ha sollecitato le istituzioni a ridefinire un progetto condiviso di università e anche di città (sottolineando il dato dei residenti over 65 che hanno prima superato e poi doppiato gli under 14)... Come risposta, Castiglioni, cita ad esempio «il Politecnico, che ha fatto una riflessione 5-6 anni fa sul suo futuro e ha scelto di intraprendere la strada dell'internazionalizzazione: con Camera di commercio, Univercomo e Univerlecco abbiamo trovato le risorse per innescare questo meccanismo e il risultato è che oggi su 1500 studenti della sede comasca, quasi seicento sono stranieri provenienti da 41 paesi. Se questo è far diventare la città vecchia...». Il Politecnico, aggiunge Castiglioni, ha in serbo anche altri progetti che «saranno sviluppati con Univercomo» e così «mantiene un posizionamento di alto livello nella competizione internazionale».
Poi si apre il capitolo Insubria. «Tra alti e bassi ha fatto senz'altro dei passi avanti. Giurisprudenza è al 6° posto in Italia, Matematica Fisica e Chimica al 4°, 6° e 7°. E sono classifiche fatte dal Censis, non a livello parrocchiale. Il problema è che mentre a Giurisprudenza c'è un  numero sufficiente di studenti, alle lauree scientifiche sono pochi, pur avendo una docenza di qualità». È la stessa osservazione fatta l'altro ieri dal prorettore Giorgio Conetti. Analoga anche la soluzione prospettata da Castiglioni: quella di creare un collegio per attrarre ragazzi da fuori. Se l'Insubria punta a realizzarne uno tutto suo nell'ex tintostamperia Roda di via Carso, già di proprietà, Univercomo ne ha in mente uno interuniversitario, aperto ai migliori studenti di entrambi gli atenei comaschi. «Quelli con i voti più alti saranno ospitati gratuitamente - dice Castiglioni -. E non sarà solo un posto dove dormire e mangiare, bensì una superscuola che si affianca agli istituti che già ci sono, offrendo percorsi di cultura e formazione del tutto particolari». Univercomo intende partire subito e sta cercando una sede che sia pronta e disponibile «nel giro di qualche mese». In pole position c'è il Salesianum di Tavernola, con le sue 90 camere tra singole e doppie, auditorium, campi sportivi... Una decisione sarà presa «nel giro di qualche settimana».
Il collegio non sostituisce il campus. A proposito di quest'ultimo, Castiglioni auspica «che si sottoscriva finalmente l'accordo di programma e si cominci a fare il progetto». «Fatto il progetto si identificheranno le scelte - continua -: prima si farà una cosa, poi l'altra, secondo le disponibilità finanziarie». Il primo step potrebbe essere proprio il collegio: «Ora si trova una sede transitoria, per 4-5 anni, il tempo di costruirne uno nuovo al San Martino». Per questo progetto, Como vorrebbe attingere anche ai finanziamenti legati all'Esposizione universale del 2015: «Siccome in funzione dell'Expo sono previsti nuovi collegi in Lombardia, sarebbe bello - sottolinea Castiglioni - che uno di questi sorgesse a Como».
Ma non c'è più, a parere di Castiglioni, né la possibilità né l'urgenza di fare «tutto subito»: «Quella di Casati era l'età dell'oro, oggi siamo all'età del ferro. Lui aveva immaginato per Como un ateneo di 15.000 studenti. Ora sono 5mila e secondo le nostre stime nei prossimi dieci anni arriveranno "solo" a 6mila». Inoltre, nel frattempo l'università ha conquistato spazi prestigiosi come il chiostro di Sant'Abbondio, «che non saranno abbandonati».
Pietro Berra
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