Sabato 19 Febbraio 2011

Dimezzati gli aiuti dallo Stato
Un salasso per anziani e disabili

COMO - L'11% della spesa corrente dei nostri Comuni è già destinata ai servizi sociali per anziani, disabili, minori, poveri: dovrà aumentare poiché il Governo ha dimezzato i fondi assegnati alla Regione e dal Pirellone ai Comuni o ai Piani di zona, ambiti territoriali per la programmazione e il coordinamento del Welfare. Il piano di zona di Como comprende i 25 Comuni del Distretto, per 144.600 abitanti circa, il 23% anziani e, di questi, il 4% invalidi, per dare una cifra indicativa del fabbisogno.
L'entità dei tagli, in due anni: il fondo nazionale per le politiche sociali destinato al Distretto di Como attraverso la Regione è passato da 1.162.148 euro del 2009 a 541.813 euro del 2010, una diminuzione del 52,3%. Il fondo per non autosufficienti, destinato ai Comuni, prevalentemente per anziani, è diminuito del 52,8%, essendo passato dai 783.261 euro a 370.609 euro dal 2009 al 2011. Il fondo sociale regionale, fondi propri, ha assegnato 1.309.634 euro nel 2010 al Distretto. Ne assegnerà 1.270.000 euro nel 2011, con una sforbiciata del 3%.
I Comuni saranno in difficoltà ad integrare le rette nelle case di riposo: intervengono quando l'anziano ricoverato non è in grado di coprirle e non lo sono neppure i parenti. Come aveva illustrato il segretario dei pensionati Cgil, Amleto Luraghi, in un recente convegno, negli ultimi cinque anni, le rette nelle case di riposo o Rsa comasche sono aumentate del 30%, ma le pensioni sono cresciute solo del 9% nel medesimo periodo: per le famiglie, il pagamento della retta sta diventando un problema, considerando che la media 2010 del costo del ricovero giornaliero della Rsa è di 61 euro e sono ben poche le pensioni capaci di far fronte a cifre così importanti. Luraghi aveva fatto presente che la quota destinata alla spesa sociale dei Comuni comaschi è inferiore di due punti sulla media lombarda, sollecitando i sindaci ad uno sforzo supplementare e lo stesso sindaco di Como, Stefano Bruni, durante l'intervento sul voto di fiducia in consiglio comunale, affermò che si poteva tagliare tutto, ma non la spesa sociale. Nel frattempo, si moltiplicano le richieste di integrazioni di rette da parte del Comune, perché i parenti non possono intervenire. La Regione ha posto allo studio un nuovo modello per gli aiuti, fondato sulla compartecipazione alla spesa sociale e non più sul reddito personale, ma familiare. Non sarà facile “rivalersi” sui parenti, a fronte di sentenze giudiziarie contradditorie: un Tar che annulla i provvedimenti del Comune per far leva sugli obblighi familiari e un Tar che li accoglie.
Le nuove regole sono all'esame delle commissioni e poco vale dire che, in ogni caso, il Welfare sarebbe già pagato con la fiscalità generale sempre più pesante.
Maria Castelli

a.savini

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