Sabato 19 Febbraio 2011

Artigiani, per il 73%
la ripresa non c'è

COMO L'artigianato manifatturiero in provincia di Como fatica ad uscire dalla crisi. Anzi ci sono alcuni settori, come quello del legno-arredo concentrato nel Canturino e delle costruzione dove l' allarme rosso non cessa. A dirlo sono i dati dell'ìindagine flash realizzata da Confartigianato tra i propri associati per capire meglio la situazione attuale della crisi de cogliere in diretta gli aspetti ancora controversi che stanno caratterizzando questo periodo. Risultato: il 73% degli imprenditori intervistati è ancora alle prese con difficoltà più o meno gravi a fronte di 4,1% che invece si allinea agli indici della ripresa e afferma di essere uscito dal tunnel. Nel mezzo, un 18,5% che dichiara una "parziale ripresa" che fa ben sperare per il futuro. «La voglia di fare impresa non viene meno (il saldo delle iscrizione in Camera di commercio a fine 2010 è positivo) - ha sottolineato il presidente Marco Galimberti illustrando i dati della ricerca - ma gli artigiani chiedono aiuto alle istituzioni e al governo perché da soli non ce la fanno più». Al primo posto dei motivi che frenano la ripresa, hanno scritto gli artigiani sul questionario, l'eccessiva pressione fiscale e la burocrazia che fa perdere tempo e denaro se è vero che ogni anno sono almeno 90 i giorni che servono per evadere le scartoffie. «Per essere concorrenziali oggi le imprese devono limare all'estremo i costi e questi sono costi che pesano come una zavorra su chi vuole lavorare». a riprova di questo disagio i vertici di Confartigianato portano le oltre mille firme contro la burocrazia raccolte in pochi giorni tra i seimila associati che ora verranno consegnate ai parlamentari comaschi. Crisi di liquidità dovuti ai tempi lunghi di pagamento, difficoltà di accesso al credito e abusivismo sono gli altri problemi con cui devono fare i conti quotidianamente i piccoli imprenditori.
Nel clima di difficoltà generale, qualche segnale positivo arriva dalle imprese del settore metalmeccanico che sembra essere avviato verso un recupero di ordini e fatturato.
La situazione del legno arredo resta la più delicata secondo il termometro di Confartigianato che rappresenta circa tremila imprese del settore. Perdura la diminuzione dei numeri dovuta alla contrazione dei consumi per la crisi, accentuata dalla concorrenza sleale dei laboratori cinesi che imbottiscono i divani alla metà dei costi, ma pure delle scelte di delocalizzazione fatte dalle delle grandi imprese per cui molti artigiani del legno lavorano. E su questo punto il presidente Galimberi non ha mancato di lanciare qualche accusa anche al sistema. «Alla guardia di finanza e alle istituzioni chiediamo maggiori controlli, ma se questi laboratori clandestini aumentano è perché qualcuno, anche sul territorio, fornisce loro il lavoro sottraendolo alle imprese regolari».
Capitolo delicato anche quello che riguarda le costruzioni, circa il 30% dei seimila iscritti. Nel settore vige l'incertezza assoluta: la crisi è stagnante ma si assiste anche a discreti segnali di ripresa da parte di alcune aziende che hanno investito nella qualità e ora raccolgono i frutti.
«È un discorso che vale per tutti - ha concluso il presidente - chi ha avuto il coraggio di non fermarsi e ha approfittato della crisi per innovare i processi e i prodotti fa meno fatica a rispondere alle richieste di un mercato che cambia sempre più velocemente».
Elvira Conca

a.savini

© riproduzione riservata