Giovedì 24 Febbraio 2011

Como senza carri
Non sa più divertirsi

COMO «La Pro Loco è in crisi perché è in crisi la città»: l'avvocato Nicola Cioce, 77 anni, da più di trenta anima, mente e braccia dell'Associazione, sta cercando un successore dai requisiti «acconci», così li definisce ed è in contatto con l'Unione regionale e nazionale delle Pro Loco per rilanciare la sua creatura. «Non trovo nessuno che voglia prendersi questa briga – afferma – Da un anno e mezzo, forse due, non convoco gli organi direttivi e l'assemblea. Perché: chi convoco? La Pro Loco, 40 iscritti circa, è tenuta in piedi da me e da quattro persone; il mio vice, Giacomo Manzi, è pure tesoriere. I giovani? Ma dove sono i giovani?».
Il problema contingente: la Pro Loco non organizza la grande sfilata di Carnevale, quest'anno, ma è solo un sintomo del momento difficile: la crisi generale, le grandi opere al palo, soprattutto paratie e Ticosa in fase di stallo. «Una sfilata come quella che organizziamo da sempre costa 25mila – 30mila euro. Basta pensare solo ai costi, 50 euro a giornata, per gli studenti che danno una mano ad allestire le transenne – conteggia il presidente – I contributi del Comune coprono circa il 20% del fabbisogno: l'anno scorso, ci ha erogato 7.500 euro, oltre ad una vecchia tranche dei precedenti Carnevali. Quest'anno abbiamo scritto una lettera, rendendoci indisponibili per organizzare l'edizione 2011. Siamo stati interpellati i primi di gennaio. Era troppo tardi e i finanziamenti carenti. Altri sponsor? Il Comune di Campione non contribuisce più; la Camera di Commercio risponde che i finanziamenti alla Pro Loco non rientrano negli scopi istituzionali; commercianti e privati non hanno mostrato interesse alla manifestazione. La città è chiusa a riccio». Con il pensiero, l'avvocato sfoglia 30 anni di medaglie, cioè di iniziative a favore della città, innanzitutto, il jazz club «che mi hanno fatto chiudere». La Pro Loco ha portato artisti come Katia Ricciarelli al Sociale, le estati in piazza Cavour e in San Fedele, «ma il suolo pubblico – precisa Cioce -  va pagato». Il suo refrain: non voglio far polemiche, non voglio buttare benzina sul fuoco. La commissione comunale Turismo e Cultura intende convocarlo, è già stato convocato due anni fa e gli è sembrato di essere chiamato a processo. Un tempo, lo Statuto prevedeva che in consiglio direttivo entrassero tre consiglieri comunali, due della maggioranza e uno della minoranza. Non c'è più quell'articolo dello Statuto e le aspettative erano di altro genere: «Le istituzioni non mi hanno più aiutato e in Comune non c'è più spazio», sottolinea l'avvocato. Chissà quando si è interrotto il filo che sembrava così forte, negli anni '80 e '90, tra istituzioni e Pro Loco, associazione che in tutti i paesi del Comasco è attivissima, tra sagre, feste, fiere e varia umanità. Como vive d'altro. «Noi riceviamo qualche contributo dall'amministrazione provinciale – conclude l'avvocato Cioce – e io sono stanco di dicerìe, perché nonostante i problemi personali, con gli altri miei collaboratori, mi sono sempre dedicato alla mia attività di volontario con abnegazione». Ogni mattina, confida, ringrazia Dio perché vede un nuovo giorno.
Maria Castelli

a.savini

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