Sabato 26 Febbraio 2011

Un dormitorio per profughi
Spesa una fortuna, è vuoto

COMO «Chiederò al sindaco informazioni sul dormitorio di via Sacco e Vanzetti a Prestino e se esiste un indirizzo per utilizzarlo come prima accoglienza in caso di emergenza profughi»: Roberto Tenace, consigliere comunale Pdl e presidente della commissione Servizi Sociali, prende atto dell'allarme del ministero dell'Interno sull'esodo dalle aree del Mediterraneo e dei piani di altre città. Milano ha trovato 350 posti nell'ex caserma Mameli e in altre strutture di Protezione civile. Sarà il Viminale a ripartire i migranti nelle varie aree italiane; s'è già informato in Prefettura sulle disponibilità nella nostra città e nella nostra provincia: a Como non c'è posto, né per profughi, né per rifugiati, né per esuli. Nessuno ha segnalato immobili al prefetto, Michele Tortora, che aveva  disposto una ricognizione. «Prima di arrivare a Como - sostiene Tenace - i migranti saranno suddivisi al Sud e al Centro, ma non possiamo fare come quelli che si tappano gli occhi. E' necessario un minimo di solidarietà, ovviamente nel rispetto delle regole». Il dormitorio, 850mila euro d'investimento, è vuoto. Sessanta posti letto, servizi, spazi comuni, mense: sotto il segno della solidarietà e della sussidiarietà, il direttore della Caritas, Roberto Bernasconi, ha ipotizzato un riutilizzo in caso di emergenza profughi. La Caritas diocesana, su indicazione della Caritas nazionale, s'è attivata principalmente per una ricognizione delle strutture tra le parrocchie.
Altre strutture che si potrebbero prestare: una parte dell'ex caserma De Cristoforis, “riserva” del ministero della Difesa; un fabbricato discosto nell'area dell'ex ospedale Sant'Anna, se la soluzione fosse compatibile con le attività sanitarie che tuttora si svolgono. Fra i primi a porsi di fronte a necessità di strutture, l'assessore regionale alla protezione civile, Romano La Russa e se ci fosse bisogno di letti ed arredi, questi sono al Sant'Anna, nella disponibilità regionale. Infatti, i reparti, le cucine, gli spazi, non sono stati liberati dai mobili: l'Azienda Ospedaliera ha fatto puntualmente l'inventario, l'ha inviato in Regione, ha messo tutto in ordine, sottochiave e ha mandato in discarica quanto non poteva essere riutilizzato, perché vetusto o inservibile per nuove esigenze. Già al momento del trasloco, era circolata voce che la Regione «non butta via niente» di quanto potrebbe servire, tanto che era stato accennato alla spedizione di letti e vettovaglie nel Terzo Mondo. Ma erano accenni non ufficiali, suggeriti, forse, dal buon senso. In questi giorni s'è diffusa una cifra: fino a 100.000 profughi assegnati alla Regione Lombardia. E non solo profughi, ma anche italiani che lasciano le aree del Mediterraneo e tornano a casa da esuli. «Per motivi umanitari, ognuno dovrà muoversi secondo le rispettive competenze, ma in collaborazione tra istituzioni ed associazioni, se si renderà necessario - conclude Tenace - L'ondata non è ancora arrivata, ma tutti dicono che arriverà e sarà un problema per tutti».
Maria Castelli

a.savini

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