Domenica 27 Febbraio 2011

L'altra faccia della crisi:
2500 case che nessuno vuole

COMO A Como non c'è soltanto il lago, ma anche il mare: un mare di case vuote, nuove, invendute. È questa enorme zavorra che, a sentire gli esperti, paralizza l'economia del settore e anche l'amministrazione cittadina. Nell'attesa di venderle, nessun costruttore pensa a grandi investimenti. E così niente Ticosa e grossi dubbi anche sul vecchio ospedale. Ma quanti sono questi appartamenti? Nessuno lo sa, o almeno nessuno lo dice. A livello nazionale la commissione della Camera li ha valutati in 120mila, ma l'impressione è che siano di più. E in provincia di Como? Non si sbilancia l'Ance, l'associazione dei costruttori, ma visitando i principali siti Internet di vendite immobiliari (www. casa. it e www. immobiliare. it), più di 2500 risultati riguardano immobili di nuova costruzione. A ipotizzare una media di 150mila euro ad appartamento, si calcola una cifra che sfiora i 400 milioni di euro. Un patrimonio fermo, bloccato, congelato. E si tratta quasi certamente di un conto per difetto.
«L'invenduto è un punto dolente - ammette Davide Castelli, dell'omonima impresa di costruzioni - soprattutto negli ultimi due anni. Da quel che mi risulta la zona più critica è quella del Canturino, con circa 1000 unità invendute. L'edilizia convenzionata invece dà meno problemi, perché l'accordo con i comuni consente prezzi agevolati». Oltre ai numeri, ci sono differenze anche nelle tipologie di offerta. «I bilocali hanno avuto un rallentamento - spiega ancora Davide Castelli - i clienti sembrano preferire il trilocale, anche in previsione di un futuro allargamento della famiglia». Certamente la crisi economica ha falcidiato la clientela con minori possibilità economiche, anche se qualche minima agevolazione sull'acquisto della prima casa esiste, così come gli incentivi per le giovani coppie promossi dalla Regione Lombardia. La crisi tuttavia è il nome che diamo a una serie di cause, spesso intrecciate tra loro, che provocano uno stallo delle compravendite. Innanzi tutto incide la difficoltà per il privato di ottenere credito dalla banche. I professionisti del settore immobiliare sottolineano che si è passati da mutui dove veniva coperto il 110 - 120% della spesa (consentendo così di coprire i costi per la parcella del notaio e altri oneri) ad una copertura massima dell'80%. Tale percentuale si riduce ulteriormente per gli operatori del settore che riescono a finanziare con mutui fondiari meno del 50% delle spese sostenute. Un altro fattore è che i prezzi non scendono e il costo di costruzione di nuove unità cresce, per garantire gli standard energetici richiesti dalla legge, che incidono di un 5 - 10% in più. «Per la Lombardia le normative sul fotovoltaico sono severe - sottolinea Valter Ferrario, direttore di Ance Como - È importante però che i futuri acquirenti capiscano l'importanza di queste innovazioni, grazie alle quali si riesce a recuperare anche il 70% sulle bollette di luce e gas». Aspettando risparmi futuri, pochi sono disposti a sborsare un mucchio di soldi per comprare una casa nuova. In questo panorama grigio, i costruttori si ostinano a vedere azzurro. Il mercato secondo loro non è saturo e l'orizzonte luminoso è dietro l'angolo. Dopo un calo di vendite di nuove costruzioni (nello scorso biennio è stato del 30%), l'ultimo periodo del 2010 e l'inizio del 2011 hanno registrato una ripresa di tali vendite del 5%.
Francesca Guido

a.savini

© riproduzione riservata