Sabato 05 Marzo 2011

Comune sveglio vent'anni dopo
Quattromila lettere sui condoni

COMO Le pratiche che non finiscono mai. Il condono edilizio, per esempio, oneri insoluti trasmessi da padre in figlio, di generazione in generazione, perché l'istruttoria non si è mai conclusa e i versamenti non sono mai stati saldati, nonostante fosse stata fatta domanda di sanatoria dell'abuso, autodenunciato. Da giugno dell'anno scorso in avanti, a circa 4000 comaschi potrebbe arrivare una Lettera dal Passato come questa: «In relazione alla domanda di permesso edilizio in sanatoria presentata in data 22 giugno 1987 per un cambio di destinazione d'uso, l'Ufficio condono edilizio del Comune di Como avvisa che lo stesso è stato accolto ed emanato il 23 febbraio 2011». Poco meno di 24 anni per un condono e non è l'unico caso: sono in fase di riesumazione le 3.500  domande giacenti sulla sanatoria edilizia del 1985; le 600 sul condono 1994, ormai diciassette anni fa e 500 circa le istanze sulla sanatoria 2004, pur sempre sette anni fa. In una parola, una stanza intera costipata di fascicoli che, per tutti questi anni, hanno riposato in un deposito di Garzola o di via Giussani. Adesso, sono impilati provvisoriamente anche in corridoio, in attesa di essere sistemati per bene e a portata di mano in una stanza di Palazzo Cernezzi, vicina all'ufficio condono.
Il caso si conclamò un anno e mezzo fa: l'assessore all'Edilizia privata, Maurizio Faverio, scoprì che il Comune non si era curato di chiudere le pratiche di condono sopravvenute negli anni. Opere abusive in quantità assortita ora sono trattate con un maxi progetto che le porterà ad esaurimento nel giro di qualche anno. Un progetto che costa 23.000 euro alle casse comunali e che ha già consentito di incassare 530.000 euro di oneri pregressi. Come dire, un investimento che ha reso il 1000%.
Infatti, l'operazione «condono arretrato» è stato affidato ad un giovane ingegnere, Luca Baccaro, pure laureato in giurisprudenza, cinque collaboratori,  che ha messo a punto un programma informatico con il quale ricostruisce la situazione sullo stato degli atti e calcola gli oneri. Quindi, vengono emessi gli avvisi ai cittadini. Il progetto è iniziato a giugno del 2010: sono state evase 200 pratiche relative al condono 2004; 100 pratiche sul 1994 e un centinaio sul 1985. Lo smaltimento degli arretrati procede a ritroso: prima quelli di sette anni fa, poi il 1994 e per il 1985, la precedenza è data alle richieste che sopravvengono nell'ambito di compravendita di immobili. Il problema che si pone: dapprima, perviene l'avviso di emanazione di permesso edilizio in sanatoria, con la richiesta di versamento di oneri di urbanizzazione e delle quote commisurate ai costi di costruzione. Effettuato il versamento, nuovo avviso, con la richiesta di versamento dei diritti di segreteria, nuovo bollettino, nuova coda in posta. Per questioni di programmi computerizzati, uno riferito al settore tecnico e l'altro al settore amministrativo, non è possibile assolvere in un'unica fase: vanno spedite due lettere, vanno affrontate due code per due versamenti. La procedura è così. Per il cittadino, è burocrazia, cioè un inutile giro di scartoffie. Ma non è ancora la sostanza. Il piatto forte è un altro: i costi per il cittadino. In ventiquattro anni, sono triplicati, i tre milioni di lire di oneri e di sanzioni sono diventati 4500 euro che sono nove milioni di vecchio conio. Per disposizione dell'assessore e su suggerimento dell'ufficio, è possibile la rateizzazione per importi superiori ai 1000 euro. Un'organizzazione che non farebbe una grinza, se non fosse per l'inadempienza originale, la mancata lavorazione delle pratiche. Il cittadino ha commesso un abuso, l'ha confessato, ha chiesto di essere multato per sanarlo. La macchina comunale s'è presa tempo: doveva aspettare l'inventore dei programmi. E un assessore che lanciasse la sfida.
Maria Castelli

a.savini

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