Como, i dirigenti Viola e Ferro
sotto inchiesta per il muro

La procura imbocca una strada diversa dall'inchiesta a carico di ignoti. E, per la prima volta, si fanno nomi e cognomi di chi potrebbe essere chiamato a rispondere dello scempio di quella «bellezza naturale» che è il lungolago di Como.

COMO Il titolo del reato è altisonante: «Distruzione o deturpamento di bellezze naturali». La pena conseguente non segue tanta prosopopea, ma si limita a un'ammenda: da poco più di mille euro fino a poco più di 6mila. Eppure, per la prima volta dal giorno in cui un pensionato con l'amore per la propria città ha denunciato lo scempio di quel muro eretto quasi per dispetto di fronte alla vista mozzafiato del Lario, la procura imbocca una strada diversa dall'inchiesta a carico di ignoti. E, per la prima volta, si fanno nomi e cognomi di chi potrebbe essere chiamato a rispondere dello scempio di quella «bellezza naturale» che è il lungolago.
Antonio Ferro e Antonio Viola, i dirigenti di Palazzo Cernezzi incaricati di seguire passo a passo il progetto per le paratie, sono formalmente sotto inchiesta. Il pubblico ministero Simone Pizzotti, titolare del fascicolo, accusa loro di aver «alterato le bellezze naturali» del lungolago di Como «mediante la costruzione» del famoso muro, poi tagliato dopo una sorta di sommossa popolare in città.
L'inchiesta condotta dagli uomini della fortestale, dunque, imbocca una strada inedita. E questo a ridosso della chiusura dello stesso fascicolo, a cui non dovrebbe mancare moltissimo avendo il magistrato raccolto tutti - o quasi - gli elementi necessari per farsi un'idea delle possibili responsabilità sul pasticcio del muro.
Ferro è sotto inchiesta in quanto responsabile del procedimento paratie, mentre Viola per essere il direttore dei lavori. Oltre a loro altre due persone sono finite sotto inchiesta: si tratta degli alter ego dei funzionari comunali per Sacaim (la ditta che sta eseguendo i lavori).
L'avvocato Giuseppe Sassi, che assiste l'amministrazione cittadina dal settembre 2009, cioè dal primo giorno in cui gli uomini della forestale hanno effettuato un blitz sul cantiere del primo lotto, commenta così la notizia dell'indagine a carico dei due dirigenti di Palazzo Cernezzi: «Se le imputazioni dovessero essere queste - cioè l'accusa di deturpamento di bellezze naturali - finalmente si sarebbe giunti ad acclarare la verità sostenuta fin da subito dall'amministrazione comunale e cioè che l'opera non è assolutamente difforme dal progetto originario». Come dire: quel muro era previsto fin dall'inizio e nessuno aveva avuto nulla da dire, prima di vederlo realizzato. E dopotutto non è un caso se gli stessi consulenti della procura, incaricati di mettere sotto i raggi "x" l'intera opera, nelle loro conclusioni avevano tirato le orecchie non solo al Comune, ma anche a chi - come il ministero e la Soprintendenza - avrebbe dovuto accorgersi delle eccessive altezze del muro, prima di dare i via libera del caso. Conclusioni che sono parte integrante del fascicolo aperto non solo dal pm Pizzotti, ma anche dalla procura presso la corte dei conti, incaricata di accertare se vi sia stato sperpero di denaro pubblico conseguente agli errori, ai dietrofront e alle perizie di variante legate a quel muro oscura lago.
Paolo Moretti

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