Martedì 08 Marzo 2011

Paratie sul lago di Como
ora servono certezze

COMO La notizia che i due dirigenti comunali che stanno seguendo il cantiere delle paratie (il direttore lavori Antonio Viola e il responsabile del procedimento Antonio Ferro) sono sotto inchiesta con l'accusa di «distruzione o deturpamento di bellezze naturali» è l'ennesima goccia in un vaso che, a Palazzo Cernezzi, è ormai colmo da tempo. Sia dalla maggioranza che l'opposizione la richiesta, seppur con varie sfumature, è che il sindaco Stefano Bruni chiarisca in consiglio una volta per tutte in che direzione stanno andando i lavori. Non solo. Sia il Pd, sia il gruppo di Autonomia liberale per Como tornano a ribadire che «bisogna limitarsi alla riqualificazione del lungolago, bloccando un'opera che rischia di creare danni ancora maggiori».
«I tecnici - commenta il capogruppo degli Autonomisti liberali Piercarlo Frigerio - si sono trovati a fronteggiare qualcosa di più grande di loro e che non sono riusciti evidentemente a gestire. Il nodo più grave è che è mancato il supporto della parte politica: il sindaco deve presentarsi in aula con una relazione in cui si capiscano lo stato del cantiere, le tempistiche e i costi». E ancora: «I lavori di collettazione fognaria sono stati fatti, ora si vada avanti con una riqualificazione svincolata dalle paratie che hanno vincoli tecnici non compatibili con la riuscita estetica del lungolago. Oltre alla profondità visiva di 20 metri, le paratie spostano anche l'altezza sul livello del lago creando un effetto, a mio avviso pessimo. Meglio, a questo punto, qualcosa di meno imponente per preservare lo spirito originario del nostro lungolago». Poi l'affondo: «È il momento di smetterla di impiegare risorse e tempo per proseguire in una strada che sta producendo solo danni. Basta con gli annunci, vogliamo delle soluzioni e delle certezze. Come Alc non possiamo che ribadire la nostra proposta: teniamo buono quello fatto finora, ma non adiamo avanti nel sistema antidiluviano dei 500 panconi mobili. Siamo ancora in tempo per dire no a un'opera che snaturerà per sempre il nostro lungolago».
Molto meno dirompente, ma comunque critico il capogruppo della Lega Nord Giampiero Ajani: «Sui due dirigenti indagati non posso che dire che dobbiamo aspettare che la giustizia faccia il suo corso. In ambito comunale, però, bisogna dare più ascolto e più attenzione ai consiglieri. Anziché essere affetti dal delirio di onnipotenza, bisognerebbe portare in consiglio le varianti. Quando uno costruisce un muro in calcestruzzo un metro e 20 più alto della quota massima del lago con un tempo di ritorno di 50 anni, magari si può capire che si sta facendo una stupidaggine. Se Viola e Ferro avessero portato in consiglio questa idea, probabilmente qualcuno si sarebbe accorto». Ce n'è anche per Bruni: «L'unica cosa che rimprovero al sindaco è non aver preso il toro per le corna e il non aver affrontato il problema con la sufficiente forza. Ci voleva un pugno deciso, mentre lui si è fidato solo di tutti i collaboratori intorno. Inoltre il consiglio comunale va tenuto informato: sono stati fatti due sopralluoghi su richiesta del sottoscritto, ma ogni tre mesi serve una relazione al consiglio per avere le notizie dal fronte».
Molto più cauto il capogruppo del Pdl Claudio Corengia: «Sui due tecnici non voglio fare commenti, è una questione che si affronterà in altre sedi. Auguro loro di poter dimostrare la loro completa innocenza. A prescindere dall'indagine giudiziaria, credo a questo punto serva un professionista esterno che prenda in mano la situazione. Su questo la maggioranza dovrebbe fare una riflessione. Magari chi arriva è più libero mentalmente. Ne parleremo con Bruni».
Molto molto scettico il capogruppo del Pd Mario Lucini, che aveva chiesto e lo ribadisce di fermare le paratie limitandosi a finire e riaprire la passeggiata». «Il fatto che si sia arrivati ad indagare i tecnici comunali - commenta - quantomeno contribuisce a confermare un quadro di gestione certamente discutibile del cantiere, al di là degli esiti che l'indagine giudiziaria determinerà. Una gestione discutibile riconducibile a precise responsabilità politiche tese a minimizzare rischi e problematiche sotto occhi di tutti». Poi, anche da lui arriva la richiesta al primo cittadino di fare subito chiarezza. «Visto che da più di un mese viene annunciata l'imminenza dei chiarimenti sulle intenzioni dell'amministrazione - dice Lucini - è il caso che vengano ad informare il consiglio sugli esiti degli approfondimenti svolti anche perché continuiamo ad essere molto critici sull'opportunità di andare avanti. Per quanto tempo ancora dovremo stare senza sapere cosa fare? E quali sono le intenzioni dell'amministrazione? Siamo di fronte a un quadro sempre più preoccupante».
Gisella Roncoroni

a.savini

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