Giovedì 10 Marzo 2011

Cappellini, dai trionfi al tribunale
A processo per frode fiscale

COMO - La penna usb dei misteri, quella inizialmente scomparsa nei meandri degli archivi del tribunale di Monza e contenente i contratti di sponsorizzazione usati dalla procura per contestare al pilota di offshore Guido Capellini una maxi frode fiscale, infine è saltata fuori. Un ritrovamento costato al campione di motonautica e ai suoi tre coimputati un rinvio a giudizio. Dovrà comparire davanti ai giudici di Como il prossimo 12 luglio il pluri-iridato. La decisione è stata presa ieri mattina dal giudice delle udienze preliminari Maria Luisa Lo Gatto, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero e non quella di una perizia, sulla famosa penna usb, avanzata dagli avvocati difensori.
La prossima estate, dunque, il pilota dovrà difendersi in aula, nel corso di un dibattimento pubblico, dall'accusa di aver sottratto al fisco italiano, tra il 1999 e il 2007, ben 19 milioni di euro, versati su conti correnti esteri attraverso - questa è l'ipotesi della procura - società appositamente costituite sull'Isola di Man, nelle Isole Vergini e a Bristol, in Gran Bretagna.
L'accusa con cui Cappellini è stato mandato a processo è, tra l'altro, di associazione per delinquere.
Nel procedimento sono coinvolti anche il belga William Albert Pampel, a lungo consulente commerciale e fiscale del campione della Formula 1 sull'acqua, il suo direttore sportivo Attilio Donzelli, 52enne di Mariano Comense, l'amministratore della «Dac worldwide» di Bristol Paul Michel Van Liendent, 45enne residente nel principato di Monaco, e il varesino Franco Scapini, 50 anni, manager della «F1 Racing Association», il team di Cappellini.
Secondo gli inquirenti - l'indagine era partita a Monza - il campione di motonautica avrebbe trasferito alla Dac Worldwide ltd l'attività di raccolta degli sponsor, che in realtà sarebbe avvenuta tra Carugo e Mariano Comense, per sottrarla al fisco italiano. Oltre a una serie di false fatture contestate dalla procura, che ritiene siano state emesse per giustificare il trasferimento di fondi all'estero, tra le accuse anche diverse dichiarazioni di redditi che sarebbero state omesse al solo scopo di evadere Irpef e Iva. Gran parte della vicenda orbita, in ogni caso, attorno alla effettiva residenza del campione, che da anni abita formalmente a Monte Carlo, nel Principato di Monaco.
L'udienza preliminare per la presunta maxi frode fiscale si era aperta il 22 dicembre scorso, ma solo ieri - quasi tre mesi più tardi - è approdata al rinvio a giudizio: un ritardo legato alla scomparsa temporanea della chiavetta informatica sulla quale sono state salvate le fatture contestate. E che sarà anche la "chiave" del processo che si apre il 12 luglio prossimo.

a.savini

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